“L’Horror lo fa meglio” non è un modo di dire, è la fottuta verità.

Non potrete definirvi dei fan (boy o girl poco conta) completi finché non vi sarete lasciati trasportare almeno una volta dalle correnti del genere che tutto può e a cui tutto viene concesso.

Terreno favorito per le sperimentazioni sia sul piano tecnico che contenutistico, è il genere che in assoluto registra il più alto numero di contaminazioni e il diario su cui autori e registi appuntano senza giri di parole i cambiamenti sociali e culturali del loro tempo.

“The blood of these whores is killing me!”/”Il sangue di queste puttane mi sta uccidendo!” è l’urlo del frustrato Dracula protagonista di Blood for Dracula (Dracula cerca sangue di vergine… e muore di sete!) prodotto da Andy Warhol e diretto da Paul Morrisey. In un mondo in cui ormai le ragazze non conservano più la loro purezza al povero vampiro non resta che lasciarsi andare alla disperazione.

Esordio di molti grandi registi contemporanei e fucina di idee per il cinema “alto”, l’Horror è la culla degli incompresi e dei sognatori, di tutti coloro che non vogliono porsi limiti espressivi e realizzativi.

Tanto amato quanto odiato, tanto criticato positivamente quanto additato come cancro della Settima Arte, alla fine tutti ne parlano e quando la situazione si fa scomoda, tornano strisciando a ripararsi tra la sue protettive e forti, viscide, scheletriche, braccia… tentacoli, chele… quello che preferite.

CRACK!QUOTE “Il migliore amico di un uomo è sua madre”

Una dovuta precisazione, chi scrive non è affatto una horror-fanatica, sono tranquillamente inscrivibile nella categoria “inutili fifoni” e se mi piazzate davanti ad un horror serio, un Ringu per dire (il cinema orientale è in vetta alla categoria Paura Vera della mia personale scala di sopportazione) non dormirò per giorni, vorrò la porta della camera aperta e controllerò sotto il letto che non ci siano bambini indemoniati, fantasmi di bambini indemoniati… o bambini e basta.

I bambini non sono quello che sembrano. 

Scary Movie 3 parodizza The Ring (questo film è IL BENE)

Ma la poesia di Evil Dead (La Casa), il romanticismo di Nightmare on Elm Street, il fascino senza tempo di Profondo Rosso, è qualcosa a cui non potrei e vorrei rinunciare mai. Paura con la giusta dose di ironia, questa è la combinazione che mi fa tremare il cuore (e pensare che forse, ma dico forse, c’è ancora speranza per l’umanità).

Non bisogna dimenticare che l’horror ingloba davvero moltissimi sottogeneri. Pensiamo solo al recente ritorno di fiamma per gli Zombie-movies, risultato di un mix letale tra il successo di The walking dead e il fatto che orde di ragazzine si sono dichiarate attratte da quelli che sono sostanzialmente cadaveri ambulanti in decomposizione (per quanto ammetto che se il modello della Hugo Boss si decomponesse sicuramente lo farebbe molto bene), che ha provocato la nascita di questa nuova inquietante realtà, la Zombie-romance.

Chi l’avrebbe mai detto che un giorno Buio Omega sarebbe stato una bellissima storia d’amore? (per delucidazioni vi rimando alla scheda di wikipedia).

Warm Bodies

Bisogna ricordare tuttavia che, non-morti sexy a parte, la contaminazione tra horror e generi più leggeri come ad esempio la commedia, ci hanno regalato negli ultimi anni  (o meglio decenni) cult quali Splatters (in originale Braindead, 1992) di un Peter Jackson ben lontano da Il Signore degli Anelli, Fido (2006) sottile e dolceamara critica alla società americana del dopoguerra e i famosissimi Shaun of the dead (2004) di Edgar Wright e Zombiland (2009) di Ruber Fleischer.

Opere che affondano le radici nella critica sociale e nel citazionismo, apparentemente inesauribile. Shaun of the dead è probabilmente uno dei film che ho rivisto più volte nella mia vita (mi pento a posteriori di non aver mai tenuto il conto) ma nonostante questo ogni volta scopro qualcosa di nuovo. L’altra sera durante l’ennesimo rewatch, mi sono accorta per la prima volta (complice il fatto che nel pomeriggio avevo rivisto alcune clip de L’Armata delle Tenebre) della battuta <<I’m afraid Ash is feeling a little bit under the weather, so I will be taking charge as the Senior staff Member>>. Per chi non lo sapesse, Ash è il nome del leggendario protagonista della saga di Evil Dead (La Casa nella traduzione italiana) e anche lui come Shaun lavora come commesso in un supermarket (reparto ferramenta). “Ash” stava male e non è potuto andare a lavoro il giorno prima dell’apocalisse zombie, quasi quasi mi metto a piangere.

Ash, Evil Dead

Horror quindi come piano di lavoro per esperimenti e sfogo per la creatività, che consente agli autori di smembrare, ricomporre e tirare le somme delle loro esperienza di fan e spettatori, che spesso in altri contesti produttivi si trovano costretti a disciplinare più severamente.

Linfa che nutre chi fa cinema ma anche e soprattutto chi il cinema lo guarda (e dove i primi corrispondono sempre ai secondi ma non necessariamente il contrario).

I fandom che si sviluppano a partire da opere appartenenti a questo genere sono moltissimi, ed è proprio dal cinema horror, precursore fino alla fine, che ci arrivano le prime forme di (meta)rappresentazione del turbolento universo dei fan.

La serie di articoli che vi proporremo con scadenza settimanale nel corso dell’estate, affronteranno analizzando su vari livelli la grande love story dell’Horror e dei suoi fan (piena di angst, UST e angry sex).

Sperando quindi di avervi stuzzicato e incuriosito, vi saluto anticipandovi che l’appuntamento della prossima settimana sarà dedicato al metafandom con una classifica della 5 scene più memorabili da film horror che coinvolgono i fan.

 


di Susanna Norbiato

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Susanna Norbiato

Autore

"In the end, it doesn’t matter what design we choose because it’s what’s inside the machine that’s brilliant" Joe, Halt and Catch Fire

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