
L’ultimo capitolo della saga horror
Una casa illuminata nella notte, ma chi vi entra non farà ritorno a casa. L’abitazione in questione è quella della famiglia Macher teatro dei delitti nel primo Scream. La casa, ora museo dedicato alla saga Stab (Squartati) ispirata agli omicidi di Woodsboro, è la Macher House Experience e da il via a una serie di delitti in questo ultimo sequel.
Il nuovo capitolo della saga che ha rilanciato, insieme a I Know What You Did Last Summer, l’horror slasher e teen a fine anni Novanta, ci propone nuovamente il killer noto come Ghostface che, lasciata Woodsboro, si dirige a Pine Grove. La città è quella in cui vive Sidney Prescott, che ritroviamo con una figlia adolescente a cui ha dato il nome di Tatum, l’amica morta nel primo episodio. Interessanti gli aspetti legati al materno e ai legami familiari, temi classici nell’horror, non del tutto approfonditi ma presenti nel rapporto tra Sidney e Tatum, che deve raccogliere l’eredità materna. Del resto nel capitolo 5 (Scream, 2022) si cita The Babadock (“riflessione sulla maternità e il lutto”) quale esempio di “horror sofisticato” a tema, che in Scream 7 non risulta tuttavia carente nel suo insieme, e la coppia mamma-figlia funziona abbastanza bene.

Ritroviamo con piacere Sidney e Gale Weathers, di sicuro i fan della prima ora saranno decisamente più allineati a loro rispetto ai protagonisti più giovani. Alle incomprensioni con la figlia si aggiungono le minacce che riceve la protagonista e che, sembrano, venire dal suo passato. Il killer si presenta come Stuart Macher (Scream) e minaccia Sidney e famiglia, questo ci riporta al primo capitolo. Lontana da Woodsboro Sid dovrà contare sulla sua forza e sulle passate esperienze per sopravvivere.

La Final Girl adulta, ma non “vecchia”, la “sopravvissuta” insieme a Gale, che porta con sé le conseguenze delle aggressioni precedenti, ha ancora da dire ai fan su come si sopravvive ad un horror, nonostante possa essere già tutto visto. Del resto proprio nel primo Scream veniva citata la Final Girl per eccellenza ovvero Jamie Lee Curtis, omaggiando il genere. I riferimenti meta cinematografici all’horror sono presenti anche in questo capitolo, si veda quello a The Texas Chain Saw Massacre (1974) in programmazione in un cinema di Pine Grove. Le regole per sopravvivere ad un horror sono sempre valide, il killer (solo o in coppia?) e le maschere ricordano gli assassini dei precedenti capitoli capeggiati proprio da Stuart Macher, e per farcela bisogna conoscerle.
La tecnologia è rappresentata dalla presenza dell’IA, smartphone e chat, rispetto al telefono anni Novanta. L’intelligenza artificiale non ha un particolare peso nella storia se non nel riportare Stuart in vita. Come elemento è tuttavia rilevante, come il segnale video in The Ring, la minaccia passa attraverso un dispositivo elettronico.
Alla fine lo spettatore può decidere se ritenersi o meno soddisfatto, il risultato poteva essere deludente, considerate le difficoltà nel mantenere vivo l’interesse in un arco temporale lungo 30 anni.
In attesa di nuovi possibili capitoli, quando nella notte squillerà il telefono, e una voce chiederà se sei solo in casa o, se ti è mancato, il brivido ricomincerà.
Vi è mancato?
di Simona Todisco
