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Slow Horses: la serie che non sapevo di volere

Quattro anni in ritardo ma prima o poi ci arrivo anche io: beccatevi i 5 motivi per cui Slow Horses è diventato il grande amore del mio cuore


Qualche giorno fa si discuteva con un’amica di quanto è bello arrivare in un fandom quando sta iniziando. Ti siedi lì davanti ai social ed è subito un successo: scrivi una fanfiction, quando ancora su AO3 ce ne sono dieci, e ricevi subito 20 kudos. Pubblichi una fanart e anche se non sei reapersun (oh cielo quanti ricordi!) tutti ne cantano le lodi. Pubblichi un post e subito ecco che va ad aggiungere un mattoncino al fanom collettivo attorno a cui la comunità si sta costruendo.

Questa amica è entrata nel fandom dell’hockey (sapete di che sto parlando, suvvia) da pochi giorni e si sta godendo questo momento meraviglioso, che onestamente le invidio moltissimo.

L’invidia viene dal fatto che spesso, quanto capita a me (ditemi che non sono l’unica), è invece non solamente arrivare 4 anni in ritardo alle cose di cui mi innamorerò, ma anche accorgermi che 4 anni non sono stati sufficienti a costruire un fandom con una costante produzione artistica e letteraria che possa riempire il bisogno di sentire SEMPRE PARLARE DI QUEI PERSONAGGI perché ora sono tutto ciò che la tua mente vuole conoscere.

È dura, ragazzi. Lasciate che ve lo dica.

Soprattutto quando vedi in giro persone che si stanno godendo la vita da fan con Hazbin Hotel, con Stranger Things, con ship che comunque vada a finire saranno sempre più felici della mia (che anche quando era popolare *coughdestielcough* comunque è finita male) e tu sei lì che pensi di chiedere a ChatGPT di costruirti le decine di migliaia di storie che hai in testa perché 919 non sono abbastanza, soprattutto considerando che quelle che sei corsa a leggere sono esattamente 46. E il numero non cambia da mesi.

Lo show che ho scoperto 4 anni in ritardo è Slow Horses. Quel capolavoro di Apple TV ispirato dall’omonima serie di libri scritta da Mick Herron. Ha vinto premi ovunque, la mia amata serie, e capisci anche abbastanza in fretta il perché, dopo che hai iniziato a guardarla.

Io l’ho fatto, dopo mesi in cui non mi lasciavo trasportare da nulla, dopo aver letto un articolo trovato per caso online in cui si parlava di questa serie Apple “meravigliosa”, vincitrice di Emmy, che in pochi stavano vedendo, che era assolutamente da recuperare, in particolare per il protagonista, Jackson Lamb, interpretato da un Gary Oldman in stato di grazia, che “è orribile e tratta tutti malissimo ma non si può non adorarlo”.

Serie poco vista ma geniale. Un personaggio odiato ma amato. Gary Oldman. Insomma, è una combinazione che tende a richiamare l’attenzione se hai la mia età. Quindi mi sono detta: ok, io questa cosa la inizio. Mi ci impegno, stavolta. Davvero.

Cinque stagioni (che già dici, mamma mia, non le finirò mai… prima di scoprire che sono 6 episodi a stagione). Metti su il primo episodio e pensi, chissà se mi prenderà.

Spoiler: non è che ti prende. No, no. Slow Horses ti divora il cervello. Per lo meno i cervelli simili al mio, ecco. A venti minuti dall’inizio del primo episodio stavo già sorridendo come una scema e pensando, “Grazie Signore, vinci tu”.

Ma un breve recap, prima di proseguire. Di che si tratta?

Slow Horses racconta la storia di sfigatissimi agenti dell’MI5 che, dopo aver sbagliato qualcosa di piuttosto grave nel corso delle loro carriere, vengono spediti a scontare l’errore a Slough House, refugium peccatorum dei perdenti dell’MI5 guidato dal terribile Jackson Lamb.

Ho aperto lo streaming per curiosità. Ma ecco i cinque motivi per cui sono rimasta e sto rimanendo. Iniziando dal più ovvio.

Slow Horses - Gary Oldman as Jackson Lamb
Slow Horses – Gary Oldman as Jackson Lamb (Apple TV)

Jackson Lamb, fai di noi ciò che vuoi (letteralmente)

Quando leggi di Jackson Lamb sulle riviste, te ne parlano come una persona orribile: non ha filtri, puzza,  è disgustosamente maleducato, mangia come un maiale (vero), usa la flatulenza come un’arma (verissimo). E chiunque legge dice, yuk, non il mio genere.

Tranne che Jackson Lamb, fra il primo episodio e il terzo episodio (scegli il tuo momento), diventa esattamente il tuo genere, perché è la spia più compente, più intelligente, più efficace che tu abbia mai visto. Jackson Lamb mangia il riso in testa a James Bond, signori. È un fottuto genio, di cui vuoi sapere tutto, con un passato che non puoi non cercare di immaginarti, un futuro molto poco probabile e un presente fatto di insulti giusti da dire al momento giusto. Un’abilità che non si può non invidiargli.

Jackson Lamb non solamente pensa di essere circondato da idioti. Jackson Lamb è a tutti gli effetti circondato da idioti. E quando il personaggio di Taverner (scena nel trailer sopra) gli dice, “You really care about them, don’t you?” (“Ti importa davvero di loro”) e lui risponde “Nah, I think they’re a bunch of absolute losers… But they are my losers” (“No, penso siano un branco di perdenti… ma sono i miei perdenti”)… ecco, in quel momento sai che per lui ti butteresti sotto un autobus e grazie Jackson, scusi autista per l’inconveniente.

Che è più o meno quello che fa costantemente, suo malgrado, l’altro protagonista della serie. Il mio amato labrador River Cartwright.

River Cartwright, aka “River, ti prego, siediti e smetti di far casino”

River Cartwright è bello bello. River Cartwright ha due occhi da cucciolo che sembrano fatti per torcerti il cuore e dire “awww” ad alta voce. River Cartwright è coraggioso, determinato, ha un cuore grandissimo, è sensibile, è onesto, è leale.

E River Cartwright è anche la persona più imbarazzante e sfigata che l’MI5 abbia mai visto. Non lo è in modo ovvio. Non guarderete il primo episodio pensando, “che scemo”. Penserete “Ti hanno incastrato, creatura mia”. E per un po’ leggerete il tutto con una certa ingenuità. Tiferete per lui, eroe incompreso, in ogni secondo perché davvero si impegna tanto, il poverino. È solo che a un certo punto vi ritroverete a guardarlo e improvvisamente penserete: santi numi. Qualcuno leghi questo ragazzo a una sedia prima che si faccia male davvero.

Perché, sostanzialmente, River Cartwright è giovane, convinto di saper fare tutto ciò che si mette in testa e di potersi buttare a tuffo in ogni decisione senza un briciolo di piano; arrogante di quell’arroganza ingenua che ti fa sorridere in modo quasi materno. Ne fa una giusta ogni 3. E in mezzo ne fa alcune di veramente veramente sbagliate. Ma sempre ripieno di buonissime intenzioni e gli volete bene così. Solo che Lamb… Beh, ogni tanto vi fa un po’ pena Lamb, ammettiamolo. Perché non dev’essere proprio così semplice essere circondati da persone del genere. Ci credo che il colesterolo e la gastrite sembrino un miglioramento.

Forza, Lamb, siamo con te.

Slow Horses - River Cartwright (Jack Lowden) e Jackson Lamb (Gary Oldman)
Slow Horses – River Cartwright (Jack Lowden) e Jackson Lamb (Gary Oldman) – Apple TV

Il dramma dello shipping in Slow Horses

Entriamo in territorio drammatico. Non nel senso, “com’è tragica questa serie dal punto di vista romantico”, ma nel senso che se vi state domandando se si shippa (e se scegliete i vostri show sulla base di questo aspetto come, confesso, capita molto molto spesso anche a me) vi troverete un po’ in difficoltà.

Slow Horses non ha lo shipping al centro, sicuramente, ma diciamocelo: se troviamo certe cose in Chernobyl, il mondo delle spie nella Londra del 2025 non sarà certo un problema.

Dunque, a tal riguardo: Lamb / Standish sono una coppia perfettamente sensata, e quella su cui canonicamente punti di più. Lamb / Taverner? Non ho letto ancora tutti i libri, ma sono pronta a scommettere che qualcosa fra loro, in qualche momento della loro gioventù, è successo (e no, non sono DECISAMENTE il mio pairing). C’è una coppia slash, certo, che è anche la più presente su AO3: quella fra River Cartwright e il suo “nemico/ex-amico” Spider. E anche su questa è innegabile leggere delle vibe. E via di altri incroci, nessuno dei quali, sarò sincera, mi chiama personalmente.

Ciò che invece mi interessa è la domanda che nascondo nel profondo del mio cuore: e River Cartwright x Jackson Lamb… come la mettiamo?

Sì, lo so, lo so cosa state pensando. 30 anni di differenza se va bene, e Jackson Lamb non è esattamente il Gary Oldman dei nostri ricordi e desideri più sensuali, esteticamente e igienicamente parlando. Il rapporto fra Lamb e River è chiaramente impostato come il principale della serie e Lamb rappresenta il mentore, la figura paterna, iadda iadda. MA, come i nostri amici su Tumblr ci ricordano:

Slow Horse - Lamb x Cartwright, mentor
Slow Horse - Lamb x Cartwright, Power dynamics
Fonte: Tumblr

O, come qualcuno saggio disse, River ha “daddy issues stacked like goddamn Jenga”. Perché non divertirsi un po’ con esse?

Who lives who dies who tells your story

Slow Horses non è un dramma, esattamente. Più una commedia nera, direi. Ma certo alcune scelte dell’autore del libro, Mick Herron, sono molto molto nere. Alla prima morte “grossa” che ho incontrato sono rimasta un po’ spiazzata. Nella mia mente ho immaginato ci fosse un qualche inganno… che il personaggio non fosse morto davvero. E invece niets, andato. Da quel momento ho iniziato a guardare le cose con più sospetto e più timore, soprattutto dopo aver letto diverse interviste in cui l’autore, sostanzialmente, afferma come le morti sono parte integrante della serie (e della vita) che racconta e che ha un solo personaggio preferito che probabilmente sarà off-limits. Ma non ci dice chi (umpf).

Che le morti siano realistiche non le rende più semplici da digerire, come tutti noi sappiamo, in particolare quando sono inaspettate (e qui penso a una scena specifica… all’epoca non conoscevo ancora la serie e non ho idea di come siano state vissute le cose, ma il mio supporto a voi che ci avete sperato).  Però, diciamocelo: non si può non apprezzare quando uno show va senza problemi in certe direzioni. Per cui come me ama l’angst quasi più dell’hurt/comfort (quasi), non c’è nulla di meglio.

Da dove vieni, Jackson Lamb?

Chiudiamo i cinque punti in modo circolare. Sono partita da lui, ritorno a lui, il centro del mio mondo fandom e delle mie fantasie. 

Anche qui, non ho ancora letto i libri su cui si baseranno le prossime due serie di Slow Horses quindi mi perdonino gli appassionati che sicuramente sanno molto più di me a riguardo. Ma non possiamo negare che la principale cosa che ci tiene ancorati alla serie è il folle desiderio di sapere esattamente cosa ha vissuto Jackson Lamb nel suo passato per andare a Slough House e quali e quanti terribili drammi hanno accompagnato la sua vita da spia.

La quarta stagione ci dà un momento da brivido in questo senso, ma non sveliamo ovviamente niente, perché il livello di qualità interpretativa è assoluto e va goduto. Sappiate solamente che vale la pena aspettare quattro stagioni per arrivare a quella scena.


Chiudiamo con due note di colore: intanto, Slow Horses è  una delle poche serie che sta uscendo con ordine e regolarità, una stagione all’anno in periodo autunnale, con due ulteriori stagioni già confermate da Apple. La si può vedere su Apple TV, disponibile a 9,99 euro al mese anche come canale di Prime Video.

La seconda riguarda l’assoluta qualità della serie. Come accennato, Slow Horses è stata nominata ovunque (Bafta, Emmy, Critics Choice Awards, Golden Globes, ecc. ecc.). Guardando solamente agli Emmy, troviamo 14 nomination e due premi: Outstanding Writing For A Drama Series – 2024 e  Outstanding Directing For A Drama Series – 2025. Per il 2026, Gary Oldman è di nuovo nominato per i Golden Globes e se non lo fanno vincere andrò lì di persona a menarli a spiegargli che non hanno capito niente.

Long Live, Jackson Lamb.

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