Clover di Francesca Bufera, recentemente pubblicato all’interno della collana Talent della casa editrice Centauria, nasce online tra le pagine del popolare archivio italiano di fanfiction EFP (Erika’s Fanfiction Page).

Il romanzo (primo di una saga composta da quattro libri), racconta le vicende del diciottenne Christian, dotato di particolari e oscuri poteri, la cui vita si intreccia con quella di altri tre ragazzi. Tyler, un musicista dal cuore d’oro, Will, un poliziotto irreprensibile e tormentato ed Herry, scaltro e imprevedibile.

Quando Cardenal, la città dove vive, precipita nel caos, toccherà a lui cercare di salvarla e di scegliere una volta per tutte che che parte stare.

Clover è un urban-fantasy ricco di mistero e sensualità, la cui origine è intimamente legata al mondo dei fan e alla fan culture.

Abbiamo avuto la fortuna di incontrare l’autrice Francesca Bufera, che ci ha parlato delle origini di Clover, dei fan che ne hanno sostenuto e incoraggiato la pubblicazione. Abbiamo anche chiesto la sua opinione in merito al fenomeno sempre più diffuso, soprattutto tra le lettrici, del fascino per le storie a tematica M/M (relazioni amorose omosessuali tra uomini). 


Qual è il primo ricordo che hai di Christian? Quando e come è nata per la prima volta l’idea di scrivere questa storia?

Ricordo che la prima idea per Christian mi venne guardando un telefilm che si chiamava Ultime dal cielo Lì il protagonista riceveva ogni mattina sulla porta il quotidiano del giorno successivo, e questo comportava per lui dover in qualche modo cercare di prevenire le notizie negative che vi erano riportate, con una serie di conseguenze rocambolesche… In quello stesso periodo – i primi anni delle superiori – mi ero innamorata pure dei fumetti delle CLAMP, uno su tutti Tokyo Babylon, e credo che Christian risenta anche molto dell’estetica di quel genere di protagonista: ragazzo minuto e imberbe, suo malgrado dotato di poteri ingombranti, alle prese con un uomo molto più maturo di lui sia nell’aspetto che nel carattere.

Tokyo Babylon (CLAMP, 1990-1993)

Clover rientra come tematica all’interno del genere urban fantasy, che in questi ultimi anni sta riscontrando un particolare successo soprattutto tra i più giovani, anche grazie al fenomeno letterario di Shadowhunters. Ritieni che sia una definizione calzante o, se ci sono, quali sono gli elementi che differenziano maggiormente Clover rispetto a questo genere di pubblicazioni?

Sì penso che sia calzante: io vedo Clover come un romanzo in bilico tra Young Adult e New Adult, urban fantasy, a tematica M/M. Tutte queste anime coesistono in equilibrio. Forse quello che differenzia Clover è quello di subire l’influenza, più che degli altri romanzi appartenenti a quel genere, delle serie tv: la struttura è simile a quella episodica, e credo che il maggiore riferimento che avevo quando ho ideato la storia, da quel punto di vista, fosse Buffy: il soprannaturale, la cittadina fittizia, l’unire più registri e generi. Anche io vedo Clover come un mash-up di tante cose che mi piacciono.

Buffy – L’ammazzavampiri (1997-2003)

Scoperto tra le pagine di EFP, il popolare racconto FOUR viene portato su carta e diventa Clover, in quella che è una vera e propria pubblicazione con tiratura nazionale. Sembra la storia di un film. Ci racconti meglio come si è realizzato questo sogno?

FOUR era su EFP da diversi anni: in corso tra il 2009 e il 2013, è stato un appuntamento fisso per me, e anche dopo ho continuato a scrivere piccole storie su quell’universo. All’inizio di quest’anno, verso marzo, mi trovo nella casella privata di EFP un messaggio da parte di una sorta di “talent scout” di Centauria (in realtà molto più di questo: in seguito sarebbe diventata la mia editor), Michela. Ora, siccome la proposta era davvero allettante e davo per scontata la truffa, visti i tempi, ho fatto una piccola ricerca, ho scovato la altre ragazze che secondo quanto mi diceva avrebbero pubblicato con loro e mi sono confrontata. La Centauria è una casa editrice relativamente nuova, nata da una costola della Fratelli Fabbri; proprio quest’anno ha voluto buttarsi sulla narrativa e creare una collana ad hoc per autori esordienti “scovati” sul web – tra l’altro i libri della collana Talent sono edizioni molto belle nonostante il costo contenuto.

Clover e il gli altri Talent di Centauria

Alla fine, piuttosto celermente, mi sono convinta e non mi sono pentita neanche per un secondo da allora: nonostante le ore di lavoro per rimettere mano alla storia, la revisione del testo, le bozze, la copertina, l’arrivo del cartaceo, l’uscita del libro, la promozione, ogni tappa è stata un momento fantastico da vivere e non tornerei indietro. È straordinario, comunque vada, questo atto di fiducia che la casa editrice ha concesso. Per giunta, tutte le persone con cui sto avendo a che fare, sia per quanto riguarda la casa editrice che le altre autrici, sono interlocutori piacevoli e stimolanti.

L’unico neo è stato il non poter usare il titolo FOUR: l’avevo scelto nel 2009, ma nel frattempo ahimè è uscito il romanzo omonimo di Veronica Roth, che è proprio uno Young Adult. Il problema non è tanto l’omonimia, quanto la vicinanza del periodo d’uscita e il target. Così ho optato per Clover, che è il nome del locale dove si svolgono molti degli eventi narrati e inoltre ha in sé quella dualità tra numero 3 e 4 che ricorre nella storia più volte. E il titolo funziona anche da omaggio alle mie madrine creative, le CLAMP.

Qual è secondo te, ora che hai potuto sperimentarlo in prima persona, il rapporto che le case editrici intrattengono con realtà online quali EFP o siti simili dedicati non solo alla pubblicazione di fanfiction ma anche, come nel caso di FOUR, di racconti originali resi disponibili a tutti gratuitamente? Quello che è accaduto con Clover è un fenomeno isolato o sempre di più i talent scout secondo te guardano a questi archivi nella speranza di scoprire nuovi fenomeni letterari?

Erika’s Fanfiction Page

Il fenomeno sta crescendo esponenzialmente: penso che ad alcune case editrici possa far gola l’idea di trascinarsi dietro il pubblico di un autore che già si è affermato online, che può essere una buona base di partenza per uno che è a tutti gli effetti esordiente. A volte sbagliando, e buttando nella fossa dei leoni delle ragazzine neanche maggiorenni solo perché hanno un seguito su Wattpad nell’ordine delle migliaia.

La vera discriminante, piuttosto, è quella dell’editing: la maggioranza degli editori che pescano dal web seguono la politica del “toccare” la storia il meno possibile, perché temono che i lettori affezionati possano non gradire cambiamenti, anche legittimi. Altre case editrici, come Centauria o Fazi, sottopongono invece il materiale a un robusto lavoro di editing, e io penso che facciano bene perché non si può pretendere che un libro abbia lo stesso ritmo dilazionato di una storia a puntate. Poi, ritengo che l’editing dimostri l’interessamento genuino della casa editrice verso ciò che sta vendendo: l’editor lavora a stretto contatto con l’autore, è il suo primo lettore, e dall’alto della sua esperienza può consigliarlo o aiutarlo nei blocchi di scrittura.

Una delle caratteristiche più peculiari di Clover è la tematica LGBT. Il protagonista e i coprotagonisti sono tutti ragazzi omosessuali e il Clover, che da il titolo al romanzo, è un locale gay. Secondo te da cosa deriva la fascinazione che un sempre più alto numero di donne prova per questo mondo? Quali sono state le maggiori difficoltà che hai dovuto affrontare, da questo punto di vista, nella stesura del racconto?

Su questo argomento è molto difficile parlare a nome di tutte, perché il background di ciascuna di noi non potrebbe essere più diverso, ma è indubbio che il fenomeno esista e si stia allargando. Se proprio devo individuare quelli che secondo me sono motori possibili, penso innanzitutto che una situazione tra due uomini aiuti la lettrice donna a uscire da schemi mentali così radicati che a volte vengono dati per scontati.

In Occidente la sessualità ha spesso il corpo femminile come centro gravitazionale; al punto che nel desiderio femminile l’essere desiderate diventa più importante del desiderare. Noto che, invece, una caratteristica in comune a tutte le donne che sono affascinate dalle storie tra uomini è che parlano molto più spesso dell’avvenenza maschile, del corpo maschile, dell’uomo come oggetto del desiderio e non solo come soggetto di cui attirare le attenzioni. Insomma: è come se si trattasse di donne che hanno bisogno di guardare l’uomo con un tipo di sguardo che nella nostra società è (a torto) considerato convenzionalmente maschile.

Poi ci sono tanti altri fattori: è un contesto di fantasia non competitivo, in cui non scatta il confronto col personaggio femminile; permette di dipingere i personaggi maschili fuori da stereotipi triti e codificati, anziché lo schema Marte e Venere propone uno schema Marte/Marte, quindi spesso con una tensione caratteriale e sensuale notevole.

E poi, di base a tutto: sono tutti maschi, e i maschi ci piacciono!

Non so se ho affrontato delle difficoltà, anzi: per la storia che volevo narrare, mi ha dato molti vantaggi, uno su tutti quello che… non posso dire sennò spoilero i volumi successivi! Più che altro, il terrore che avevo era che per un’eventuale pubblicazione potessero chiedermi di cambiare il sesso di Christian e farlo diventare una ragazza; è già successo ad altre autrici di vedersi pubblicare una storia slash (termine usato online nelle fanfiction per indicare rapporti gay maschili n.d. S) solo dopo averla convertita in het. Nel mio caso, non sarebbe proprio PROPRIO stato possibile – e poi se avessi dipinto una ragazza con le caratteristiche di Christian, mi avrebbero tacciata di misogina!

Pensi che le grandi distribuzioni siano consapevoli del forte movimento online e nei fandom rispetto a queste tematiche? Indice dell’interesse verso il prodotto e quindi di un potenzialmente ampio bacino di mercato?

Sinceramente non credo che ci sia molta consapevolezza diffusa in merito, almeno in Italia. La stessa Centauria ha scelto la storia in sé, ma non credo conoscessero nello specifico questa cultura underground. Se ne sono cominciati appena appena ad accorgere adesso nei paesi anglosassoni… E finché il target non verrà inquadrato bene, sarà anche difficile pensare strategicamente a prodotti “mirati” – ma ho l’impressione che per ora la questione stia ancora in quel sottile confine che divide l’uovo di Colombo dalla patata bollente. Come in mille altri casi, verrà sdoganato quando un prodotto con queste caratteristiche avrà un ampio successo, e allora cominceranno a spuntare epigoni e cloni come funghi.

La sessualità e il sesso, veicolati attraverso i Raspidi, sono al centro della mitologia di Clover. Quali sono state le tue principali ispirazioni letterarie, cinematografiche o anche legate al folclore, per la creazione di questi Spiriti? In che misura si possono ritrovare anche richiami alla cultura nipponica dei manga?

Le ispirazioni sono state banalmente le creature sovrannaturali che popolano la letteratura: vampiri, zombie, fantasmi, licantropi, demoni… Volevo creare una specie nuova, anch’essa pericolosa per l’uomo, così sono nati i Raspidi, che si nutrono di energia sessuale ed emozionale. Il loro aspetto è colorato, vistoso, sembrano scoppiare di salute: credo che dai manga prendano senz’altro qualcosa del character design. I giapponesi hanno capelli e occhi scuri, ma tendono a rappresentarsi negli anime con i capelli di ogni colore possibile, gli occhi enormi e scintillanti, e io i Raspidi li immagino un po’ così.

Fanheart3 si occupa come sai soprattutto di fan, quanto sono stati importanti i fan per questa storia, quando Clover era ancora FOUR?

Sicuramente senza di loro non avrei avuto la forza di arrivare fino alla fine. Il modo in cui si appassionavano alla storia, ai personaggi, mi motivava ad andare avanti. Non vedevo l’ora di “fargli vedere” cosa avevo in serbo per loro. Molti hanno fatto passaparola, hanno consigliato la storia a chi pensavano potesse apprezzarla… E ancora adesso mi seguono e mi sono di grande supporto morale: buttarsi nella pubblicazione è già splendido, ma farlo sapendo di non essere soli contro il mondo, ma avere anche della gente che è emozionata quanto te, è incomparabile e ti ripara quasi le spalle.

In generale una cosa di cui sono molto orgogliosa è di avere questa particolare esperienza che pochi autori, prima della nostra generazione, hanno potuto vantare: quella di toccare in tempo reale tante vite, di avere la consapevolezza tangibile di entrare nella loro casa, nei loro ritagli di tempo dal lavoro e da scuola – ovviamente basandomi su ciò che mi raccontavano loro stessi. Non parliamo di quelli che hanno letto l’intera storia in pochissimi giorni, perdendo ore di sonno: lì mi sento quasi un filo in colpa!

Non c’è niente di meglio di un buon cappuccino per conciliare la lettura!

Come hanno reagito i fan storici alla notizia della pubblicazione di Clover? Erano preoccupati per eventuali cambiamenti legati alla storia? E a posteriori della pubblicazione, li hai trovati invece soddisfatti?

Molti di loro erano preoccupati, perché amavano FOUR così com’era pur nella sua lunghezza e temevano che diventasse qualcos’altro, che tradisse ciò che era, o forse che avessi io le ali tarpate. Mi sembra che dopo la lettura molti siano rasserenati e contenti del risultato (non so se me lo dicono soltanto perché mi vogliono bene). Il mio sforzo è stato quello di dare la sensazione che lo spirito della storia, pur nei cambiamenti, fosse intatto. Sinceramente mi aspettavo comunque qualche reazione delusa, e invece da quando è uscito il libro, tutti i miei lettori storici sembrano felici della resa. Meno male perché dopo tutti questi anni la storia appartiene anche un po’ a loro.

Il mio sforzo è stato quello di dare la sensazione che lo spirito della storia, pur nei cambiamenti, fosse intatto. Sinceramente mi aspettavo comunque qualche reazione delusa, e invece da quando è uscito il libro, tutti i miei lettori storici sembrano felici della resa. Meno male perché dopo tutti questi anni la storia appartiene anche un po’ a loro.

Hai dovuto apportare molte modifiche in Clover rispetto alla storia originale? Com’è stata la fase di editing? Ci sono cose a cui hai dovuto rinunciare e che invece reputavi importanti? O la contrario ci sono elementi, personaggi o situazioni, che non avresti mai pensato di riuscire a rivedere sani e salvi in Clover?

L’unico taglio che mi è un po’ dispiaciuto è quello di un personaggio che era nel gruppo degli amici di Tyler, Joel: era un po’ il grillo parlante e dispensava buoni consigli a tutti! Ma effettivamente la sua sottotrama allungava troppo sul lungo periodo ed era rinunciabile.

Per il resto, ci sono molte scene più interlocutorie tagliate: un flashback che riguarda la vita sentimentale di Tyler antecedente a Christian, un paio di scene hot che riguardano Harry, un primo incontro tra tutti e quattro al parco… tutte cose che non hanno fatto perdere alla storia nella loro eliminazione.

È invece aumentata la parte sovrannaturale e action, il finale è del tutto nuovo, ho potuto finalmente mettere mano a dei “rami secchi” che andavano tagliati (personaggi che c’erano e poi sparivano per sempre, ho anticipato il termine “Raspidi” che iniziavo a usare molto più avanti nella storia originale…). Soprattutto, ho accorpato tra loro situazioni che in origine appartenevano a giornate diverse e questo escamotage ha conferito un maggiore dinamismo alle situazioni. Per fortuna, la struttura della storia mi è venuta molto incontro, si addiceva al taglia & cuci.

L’epilogo presenta un personaggio nuovo che veniva introdotto diversamente, in origine, ma è una sorta di easter egg per i miei lettori storici perché loro SANNO cosa significa la sua entrata in scena… !

Sinceramente pensavo che i tre amici di Harry avrebbero subito la mannaia, o almeno uno. E invece no, hanno avuto una singolare approvazione plenaria, non c’è stato neanche da discuterne. 

Sono anche contenta di aver salvato un personaggio che per ora fa una sola apparizione: Robin, uno dei Raspidi guardiani al fianco di Anemos. 

Christian, Tyler, Harry e Will, sono quattro “petali” dello stesso quadrifoglio. Legati tra loro da questa misteriosa e forte energia, ma molto diversi per carattere, esperienza di vita e formazione culturale. Per tracciare i loro profili ti sei ispirata a qualcuno in particolare? Reale o fittizio che sia? O rappresentano piuttosto quattro “prototipi umani”? 

E, ancora più importante, se il proto-Will esiste davvero lo presenteresti all’intervistatrice (a scopi puramente professionali)?

Un simpatica rappresentazione dei quattro protagonisti di Clover, offerta da Francesca 🙂

Non ho un modello reale, per i quattro: Will, Tyler e Harry sono nati l’uno in funzione dell’altro, come caratterizzazione, di modo da darsi filo da torcere a vicenda! Sì, li considero degli human type, non sono volutamente dei personaggi realistici quanto piuttosto degli archetipi. Penso che sarà proprio la loro interazione a creare una sorta di osmosi e dar loro quella tridimensionalità che all’inizio non hanno.

Sempre se la saga va avanti, ovvio. Altrimenti terrò tutto in cassaforte per dispetto, BWAHAHAH!

L’intervistatrice ha detto che Tyler è il vero personaggio sovrannaturale della storia, ma per quanto riguarda l’aspetto fisico, ho paura che quella palma vada a Will! Tuttavia se ne incontro uno glielo manderò volentieri: non so però quanto le convenga, deve essere un tipo piuttosto difficile con cui avere a che fare…

Grazie Francesca per la tua disponibilità, restiamo in trepidante attesa del secondo libro della saga! (E di Will!)


di Susanna Norbiato


Susanna Norbiato

Autore

"In the end, it doesn’t matter what design we choose because it’s what’s inside the machine that’s brilliant" Joe, Halt and Catch Fire

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