Le premesse a questo articolo saranno le più lunghe mai scritte nella storia delle umane vicende ma tant’è, chi è causa del suo mal, pianga sé stesso.

Circa un mese fa, tronfia e sicura del fatto mio, ho proposto alle colleghe di lasciarmi scrivere una serie di brevi articoli legati al mondo delle convention, aspetto fondamentale se parliamo di studi sulla Fan Culture.

Qualche settimana fa mentre scorro la bacheca di facebook noto lo stato di un mio contatto, una ragazza che avevo conosciuto quasi per caso qualche mese prima, che parla entusiasta della sua partecipazione ad una convention e della tesi che sta scrivendo proprio su questo argomento.

La proverbiale lampadina si illumina e decido che la cosa più logica e migliore da fare (giacché io di convention ho un’esperienza per ora davvero limitata) è contattarla e proporle un’intervista. Mi sembrava l’occasione buona per sapere qualcosa in più del dorato (quanto misterioso) mondo delle convention e di cosa l’abbia spinta a sceglierlo addirittura come argomento per la propria tesi.

Le propongo di vederci un pomeriggio per un caffè così da poter chiacchierare con calma per poi inviarle qualche domanda per mail, sulla base di quanto sarebbe emerso durante la conversazione, così da tranquillizzarla.

La verità è che ho commesso un terribile errore.

C. non è solo una fan appassionata, ma anche e soprattutto un’eccezionale oratrice. Dopo cinque minuti di conversazione avevo gli occhi a piattino e in testa lo stesso disco a ripetizione “dovevo portare un registratore, perché non sto registrando?”. Se l’avessi fatto, adesso avrei già il mio articolo bello e pronto, mi sarebbe bastato trascrivere tutto. Invece sono corsa a casa e mi sono incollata alla tastiera, che mi serva da lezione.

Per chi non lo sapesse in ambito fandomico con il termine “convention” si intendono una serie di eventi a tema, dedicati ad uno o più fandom, a cui solitamente presenziano alcuni attori o autori coinvolti nella produzione. Si tratta di eventi chiusi a cui si accede tramite l’adesione all’associazione che lo organizza versando un contributo; in Italia ne vengono organizzati diversi ogni anno: potete trovare tutti i link di riferimento nella sezione fanlinks del nostro sito.

Cast di Supernatural alla prima edizione della Jus In Bello convention.

Susanna: <<Come ti sei avvicinata al mondo delle convention? E cosa ti ha affascinato al punto di decidere che sarebbe stato l’argomento principale della tua tesi di laurea?>>

C: <<Io studio Sociologia, in particolare mi interesso allo studio delle dinamiche nelle relazioni quotidiane, un po’ come me e te adesso sedute a questo tavolo. Ho partecipato alla mia prima convention a Firenze alcuni anni fa e da allora ne ho frequentate diverse e credo sia uno dei contesti più interessanti in cui osservare questo tipo di dinamiche, attraverso interviste e osservando il comportamento dei partecipanti all’interno dell’ambiente>

Susanna: <<Quali sono gli elementi che caratterizzano le convention che ti intrigano maggiormente e che osservi di più?>>

C: <<Mi sono focalizzata principalmente su tre fasi, il perché si decide di partecipare alla convention, l’esperienza della convention in sé stessa e la fine della convention e il ritorno alla propria vita, che per me è l’aspetto più interessante.>>

Susanna: <<Come mai?>>

C: <<Una delle cose che accomuna la maggior parte dei fan è la tristezza che accompagna la fine dell’esperienza e il ritorno alla normale vita di tutti i giorni, questo perché durante la convention possono esprimere una parte di sé stessi che normalmente non esternano sia per paura di essere screditati sia per la sofferenza nel sentire sminuito qualcosa che per loro è così importante e che la maggior parte delle persone purtroppo non riesce a comprendere. È interessante il gap che si crea tra le due realtà e come viene gestito.

Se chiedi a un fan come vive la sua passione, quello che tutti ripetono e cercano di far capire è che per loro il far parte di questa comunità che si ritrova in occasione delle convention, non è un hobby, non è un futile riempitivo di tempo come può essere l’andare in palestra o al bowling una volta a settimana. Essere fan è parte integrante della persona che lo vive quasi a livello di un culto, il cui luogo di ritrovo è appunto la convention (o un Con come può essere ad esempio il Lucca Comics & Games n.d. Susanna).>>

Fan in attesa dell’inizio dei panel (Jus In Bello 1)

Programma (Jus In Bello 1)

Susanna: <<Molto spesso i fan da fuori sono visti in modo strano e considerati persone fuori dalla realtà. Io stessa prima di entrare a tutti gli effetti all’interno di questa grande comunità, mi sentivo un po’ a disagio all’idea di trovarmi in contesti di questo tipo ma poi mi sono resa conto che in realtà il fan medio non è affatto una persona squilibrata. La maggior parte ha una vita molto tranquilla, lavorano, hanno amici e fidanzati...>>

C: <<Si assolutamente! Alla fine è sempre una questione di prospettiva e di contesto. L’individuo cambia a seconda del contesto in cui si trova e delle persone con cui si rapporta. Quando torno da una vacanza e racconto del viaggio a mia mamma, lo descriverò in modo diverso rispetto a quello che dirò ai miei amici ma le versioni sono vere entrambe.>>

EuroAirdotCon, convention di Cabin Pressure (Milano, 2014)

Susanna: <<Secondo la tua esperienza capita o è comunque sempre più frequente che coloro che partecipano alle convention e i fan in generale cerchino di trovare un punto di contatto tra le due realtà? In altri termini, che cerchino di sviluppare una professione in qualche modo legata a quel settore?>>

C: <<Per mia esperienza, non capita molto spesso che i fan cerchino di entrare direttamente a far parte di questo settore a livello lavorativo, ma capita che persone non-fan che fanno organizzazione di eventi e che si trovano ad organizzare periodicamente convention finiscano per diventare fan a loro volta.

Molti fan sono studenti di materie che sono in qualche modo collegate a quel mondo come può essere per gli studenti di discipline dello Spettacolo, o di settori in qualche modo attratti da questo fenomeno, come può essere per la Sociologia o la Psicologia.>>

Susanna: <<Ho partecipato di recente allo Uk Day, un evento completamente gratuito e organizzato da fan. Ovviamente si tratta di qualcosa che non ha niente a che vedere con la complessità di una convention con guest internazionali, ma è stato molto bello osservare come, varcata la soglia di ingresso alla sala, tutti improvvisamente si conoscevano o riconoscevano l’un l’altro.>>

La verità è che magari si tratta di persone che hai solo intravisto in altre occasioni o che addirittura “conosci” solo attraverso i social network, ma in quel momento dentro di te scatta qualcosa e improvvisamente capisci che in quella stanza puoi stare tranquillo, nessuno ti giudicherà se ti metti a cantare l’intera soundtrack di Galavant (una serie tv musical). Qualsiasi cosa tu dica e faccia, nei limiti del rispetto per gli altri, è giusto e meritevole di spazio e nessuno ti darà dello stupido.

Soprattutto nell’ultimo anno, i gruppi di fan che si sono dedicati (e si dedicano) all’organizzazione di eventi a tema (vedi lo Uk day organizzato dalla Big Bang 2 o l’EuroAirdotCon ad esempio, a cui fanheart3 ha dedicato due articoli –1 e 2 – con intervista ) sono sempre più numerosi, indice del desiderio di partecipare attivamente alla vita e all’evoluzione del fandom, creando sempre maggiori luoghi fisici di ritrovo.

Uk day, gennaio 2015

C: <<Si questo è un altro aspetto molto interessante per un sociologo, il fatto che i fan si sentano parte a tutti gli effetti di una comunità o ancora più profondamente in certi casi di una famiglia. Alle convention si sente spesso la formula “loro [gli altri fan o un gruppo specifico di fan] sono la mia famiglia della convention”. Siamo tutti amici di amici, di amici che si sono conosciuti in occasioni simili. 

Quella del fandom è una società con regole e con un linguaggio specifico, rapportabili -senza esagerazione- quasi ad un culto di cui la convention è il tempio>>

Susanna: <<Per concludere, qual è l’elemento ricorrente o la cosa che ti ha colpito maggiormente durante le tue ricerche e interviste?>>

C: <<Una delle cose che mi ha stupito di più e che ricorre più spesso nelle risposte che mi vengono date, è il fatto che i fan, pur sapendo che incontrare il loro attore preferito alle convention significa comunque conoscere qualcuno che sta lavorando e quindi in una certa forma “recitando” anche in quell’occasione, non siano minimamente dispiaciuti. Il sapere che parte del  modo con cui quella persona si rivolge e interagisce con loro sia il frutto di un copione prestabilito, di un modo di atteggiarsi e comportarsi concordato e adeguato per l’occasione e che in una situazione diversa il loro atteggiamento potrebbero essere diverso, viene accettato con la massima serenità e questo mi ha colpito molto. Sarebbe normale e umano dispiacersi di scoprire che una persona magari nella sua vita quotidiana è diversa rispetto all’immagine che ha dagli incontri alle convention, invece anche questo aspetto viene gestito come un qualcosa di completamente separato da quello che è la vita al di fuori dell’ambito della convention.>>

Susanna: <<Questo credo che in una certa forma valga anche per gli attori… in Fan Phenomena: Supernatural , un libro che raccoglie nei vari capitoli riflessioni e interventi non solo dei fan della serie di Supernatural sul fenomeno che si è creato attorno ad essa, ma anche di attori, autori e membri del cast tecnico, in un capitolo dedicato alle convention l’attore Richard Spieght jr. parla proprio di come in queste occasioni si crei un generale clima di aspettativa, non solo dei fan nei loro confronti ma anche viceversa. In un’intervista rilasciata lo scorso anno (alle dottoresse Zubernis e Larsen che seguono e studiano la serie da anni) ha parlato delle convention soprannominandole “Fantasy Camp”, raccontando come sia per loro che per i fan sia una sorta di microcosmo in cui (con alcuni limiti ovviamente) ci si può divertire insieme ritagliandosi uno spazio oltre la quotidianità, la vita di tutti i giorni>>

 

“So when I go to these things [Conventions n.d. Susanna], it’s great, because for all of us, it’s fantasy camp too.

Lynn: Yes! That’s so true – this is fantasy camp for all of us, celebrities and fans alike.

Richard: It’s Pretendville, but with some boundaries, or it would just come crashing down around you.

Lynn: Well, you can’t have a relationship with a persona. (Otherwise Lynn would have taken off after a Winchester years ago.)

Richard: It’s like, we’re all in this together, like at karaoke, but it’s safe.” (Estratto intervista  a R. Speight jr.)

Ringrazio C. per l’incontro illuminante, è sempre bello conoscere e parlare con altri fan anche di certi aspetti di questo mondo più complessi e strettamente legati alla ricerca.

Sono sempre di più i fan e gli appassionati di fan culture che si dedicano allo studio della materia attraverso tesi e ricerche mirate e la speranza è che presto anche in Italia, come nel resto del mondo, la fan culture possa ritagliarsi un (più che meritato) spazio nel panorama della ricerca e degli studi accademici.

Nel frattempo, faccio a C. a nome di fanheart3 i migliori auguri per la sua laurea e per una futura, luminosa, carriera, nella speranza di poterci risentire presto.

di Susanna

Categorie: Fan Culture

Susanna

Autore "In the end, it doesn’t matter what design we choose because it’s what’s inside the machine that’s brilliant" Joe, Halt and Catch Fire

2 commenti

Kings of Con: il potere del Fandom e le nuove frontiere della produzione | fanheart · 16 Aprile 2015 alle 14:10

[…] chi non sapesse cosa intendiamo con “convention” quando parliamo di una serie tv, vi rimando a quest’altro articolo di qualche mese fa) o più semplicemente i “Con”, a cui partecipa normalmente buona parte del […]

Jus in Bello VI – Roma | mediARTeam · 11 Maggio 2015 alle 10:35

[…] show e del fatto che una delle sue convention principali si svolge proprio in Italia, suggeriamo questa intervista ad e questo articolo relativo allo spin-off Kings of […]

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