Disney Classici: 10 momenti da incubo

Ahh…Disney! Madre adottiva di intere generazioni, nonché probabile legale proprietaria di tutti i nati tra gli anni Ottanta e Novanta (controllate, da qualche parte avrete un minuscolo marchio con su scritto “proprietà della Disney Entertainment”).

Disney non solo per bambini

Produttrice per eccellenza di sogni e intrattenimento per i più piccoli, negli ultimi anni il suo ormai vasto impero si è ulteriormente ampliato, a partire dall’acquisizione relativamente recente dei Marvel Studios e del franchaise di Star Wars. Una svolta interessante, che rivela il desiderio da sempre latente di allargare i propri orizzonti aprendosi ad un target di pubblico più maturo.

Film per tutti

Un recente comunicato della produzione conferma tuttavia che, per ora, la Disney non ha intenzione di alzare l’asticella della fruibilità dei suoi prodotti cinematografici. I film Disney conserveranno il bollino verde e saranno quindi visibili da un pubblico di qualsiasi età. Sesso, violenza e in generale qualsiasi elemento da considerarsi inappropriato o “disturbante” per i più piccoli sarà quindi escluso dal prodotto finale proposto in sala.

Come ti tutelo il pupo

Inevitabile e spontanea sorge quindi la domanda: cosa dovremmo considerare “disturbante” e inappropriato per i bambini?

Nei decenni l’idea generale di cosa i bambini dovrebbero o non dovrebbero vedere è cambiata molto (oscillando dal sangue, alle parolacce, a varie parti anatomiche maschili e femminili). Oggi i ragazzini anche molto piccoli vengono in contatto tramite la tv e internet con immagini di ogni genere ed è spesso difficile per gli adulti creare un filtro efficacie.

Bisogna ricordare però che la nostra idea di inappropriato, per quanto studiata e supportata da studi e teorie, non corrisponde completamente a quello che un bambino può trovare disturbante. Accade spesso quindi che proprio nei prodotti considerati per l’infanzia, si nascondano alcune delle trovate più inquietanti (per quanto a fine educativo e moralizzante) che mente umana riesca a concepire.

Disney: la fabbrica degli incubi

In quanto figlia degli anni Ottanta, di quelle che i Classici Disney li ha consumati e ancora oggi ogni tanto si sveglia cantando “AAAAAA ZVEGNAAAA BABADIIIDI BALALAA” guardando il sole che sorge.

Addestrata ai massimi livelli di terrorismo psicologico a rispondere che nonostante tutto anche Mucche alla riscossa ha una sua dignità (brr… -e mentre scrivo brr dalla Torre di Controllo a LA mi arriva una scossa tramite il cip che chissà dove ho impiantato sottopelle), mi sento di poter dire che la Disney ha si fabbricato i miei sogni di bambina, ma anche i miei peggiori incubi.

10 momenti Disney orribili (ma possono vederli tutti)

Ecco per voi quindi una breve, ma incisiva, raccolta d’ansia.

10 momenti che (secondo noi) nulla hanno da invidiare ai peggiori film horror, considerati adatti ai bambini (o in generale agli esseri umani) di tutto il mondo “no matter what”. Buona fortuna.


1) Il Tricheco che si mangia le Ostrichette (Alice nel Paese delle Meraviglie, 1951)

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Il Tricheco e le Ostrichette (Alice nel Paese delle Meraviglie)

Santi Numi! Va bene che bisogna insegnare ai bambini a non andare con gli sconosciuti, ma così mi sembra esagerato. No davvero, qui si parla di una famigliola di tenere quanto ingenue Ostrichette (che neonate non sono ma con quei cappellini lo sembrano) che vengono invitate da un grosso Tricheco, con l’allegra e immancabile canzoncina, a colazione. Una colazione di cui loro saranno la portata principale. 

Ognuno di quei gusci vuoti corrisponde al conto in banca di uno psicanalista che lievita. Almeno lui sarà contento.


2) Dumbo cullato dalla mamma… attraverso le sbarre (Dumbo, 1941)

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Dumbo e la sua mamma (Dumbo)

Mi stavo mettendo a piangere (e dondolare in un angolo) solo inserendo la foto. Tutto di questa scena (di questo film!) è sbagliato. TUTTO. Ditemi cosa c’è di più straziante di una mamma che culla e coccola il proprio sfortunato piccolino da dentro una gabbia. Walt, vorrei prenderti a randellate!

Già Dumbo in sé è un ricettacolo di dolore e sfortuna, era proprio necessaria questa scena? Prima mi mostri la mamma di Dumbo in catene e poi questo? Davvero?! Mi rattristava da bambina ma ancor più da adulta, perché tocca uno dei legami più profondi e speciali che l’essere umano ha nella vita.


3) Qualsiasi cosa capiti a Pinocchio (Pinocchio, 1940)

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Il “meraviglioso” Paese dei Balocchi, dove enormi statue di indiani lanciano sigari ai bambini.

Ne ho presa una a caso, onestamente non sapevo cosa scegliere, dovremmo fare un articolo a parte solo su questo film.

Va bene direte, i tempi erano diversi, era il 1940 i bambini erano abituati a ben altro, c’erano altri metodi educativi… si, certo. Vorrei una sfera di cristallo solo per dare una sbirciatina alle sale americane quell’anno e vedere come si divertivano i bambini, tra asini, balene e mangiafuchi vari. Una goduria, senza dubbio.

Per tacere di quel posto abominevole che è la “Pleasure Island” (il Paese dei Balocchi nella versione inglese), un nome che è un programma (pedopornografico?). Insomma è roba che turba me adesso, figuriamoci un bambino!

Fra l’altro nella favola di Collodi, Pinocchio è una figura pesantemente negativa, antipatica a tratti quasi crudele con il padre e una lezione se la meritava. Nel cartone della Disney invece è un ragazzino un po’ ingenuo e credulone ma fondamentalmente buono, al punto che sembra di stare più in un romanzo di Dickens, povera creatura.


4) Re Cornelius e il sacrificio di Gurghi (Taron e la pentola magica, 1985)

Uno dei film d’animazione preferiti di chi scrive e il più grande flop nella storia dei Classici DisneyTaron e la pentola magica è tutto fuorché un film per bambini.

Storia cupa, difficile, con scene che non si possono definire in altro modo se non “da film horror”, dominate dal mostruoso e cattivissimo Re Cornelius (in originale “Horned King”… Re Cornuto? Vabbè…), creatura demoniaca dagli occhi rossi.

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Re Cornelius in tutto il suo fascino

Una delle scene più devastanti del film, vede il piccolo (per quanto infido a tratti e furbetto) Gurghi gettarsi nella Pentola Magica e sacrificarsi per salvare le persone a cui vuole bene. Perchè tanto lui “può farlo, è l’unico che non ha amici“.

Dinsey. Film per bambini.

Io non so, vedete voi.


5) Il ratto sulla culla (Lilli e il Vagabondo, 1955)

Questa è un’immagine che disturba tanto i bambini quanto (se non forse di più) gli adulti.

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Da brividi

Gianni Caro e Tesoro lasciano il bimbo neonato a casa con la zia Scema, ignari che da giorni un ratto orrendo gira per il giardino e mira a fare danni (davvero poco simpatici) in casa.

Noi spettatori lo sappiamo, perché Lilli lo tiene tiene a bada da un po’, ma quando la cagnolina viene allontanata da casa e incatenata in giardino dalla zia Scema (con i due Gatti Demoniaci), la malvagia creatura riesce finalmente nel suo intento.

Per fortuna c’è Biagio che, rischiando la sua stessa vita, lo segue in casa per stanarlo, appena in tempo prima che possa far del male al bimbo.

Un gioco di suspance (almeno per pochi minuti) degno dei migliori thriller.


6) La trasformazione di Grimilde (Biancaneve e i sette nani, 1937)

Se pensate che le supermodelle di instagram abbiano manie di protagonismo, forse avete dimenticato la magnifica Regina Grimilde di Biancaneve e i sette nani. La prima vera cattiva che il mondo Disney ci ha presentato.  Quella che voleva essere la più bella del reame a tutti i costi, che magari le fanno anche condurre Sanremo. Lei.
Ecco.
Cosa è disposta a fare la Regina cattiva, pur di liberarsi della concorrenza? Al controsenso: rinunciare alla propria beltà (dai, era pur sempre un bel tipo, per la sua età… mica c’erano i lifting) e trasformarsi in una vecchia mendicante brutta e con chiari problemi di ricrescita.
La ricordate la scena della trasformazione? Io sì. Eccome.

In tutta la sua beltade.

Per tingere le vesti, nero della notte.
Per arrochire la voce, risata di strega.
Per imbianchire i capelli, un urlo di terrore.
Turbine di vento, per agitare il mio odio.
Lo schianto di folgore, per mischiare il tutto.

Paprika, q.b.


7) Facilier (La principessa e il ranocchio, 2009)

MEGASPOILER: la lucciola muore.

Sì, lo so, non è il personaggio che esprime più simpatia ed empatia di tutto l’impero Disney, anzi… a volte è parecchio irritante, lui e la sua Evangeline che brilla nel cielo come se ce l’avesse solo lei… la luce, dico.
Tuttavia, la fine che ha fatto, non l’avrei augurata neanche ad Olaf, l’omino di neve maledetto di Frozen.
L’Uomo Ombra lo schiaccia senza pietà sotto il piede, con tutta la rabbia e la crudeltà del grande che ha la meglio sul piccolo.

Il suono del fragile corpicino che si spezza sotto tutto quel peso è più che terrificante.
Dopo di che si aggiusta la giacca e tira su col naso con fare noncurante, soddisfatto della propria prepotenza.
MOSTRO!


8) Oh, Rattigan… Oh, Rattigan… (Basil l’investigatopo,1986)

Fate quello che volete, ma non chiamatelo ratto!

MAI!

Ok, si chiama Rattigan. Diciamo che il nome non lo aiuta. MA NON FATELO MAI!
Chiamatelo pure criminale arrivista che attenta alla vita della povera Regina (gli psicopatici ce l’hanno tutti con lei, una pallottola spuntata docet), sì va bene, ma per quanto tu possa essere soltanto un topolino ubriaco dalla fontana di vino, non sei giustificato.
Lo chiami ratto e finisci in pasto a Lucrezia, che non è affatto un coccoloso foffolo come potrebbe sembrare.

In tutta la sua fuffosità.

Non-chiamarlo-RATTO!


9) L’inseguimento in metropolitana (Oliver and Company, 1988)

E anche qui, sento il rumore del vostro sopracciglio che si inarca perplesso.
C’è una scena inquietante in un film che ha come protagonista un gattino trovatello?
Tre parole: inseguimento in metropolitana.
Oh cattivone cravattaro che con la tua jaguar insegui una motoretta della spesa (che già lì… sospendiamo l’incredulità, via): come diamine ti viene in mente di inerpicarti sui binari della metropolitana? Bastava molto meno, eh!

Non lo sai che i binari sono elettrificati? NO? Be’, i tuoi dobermann lo sanno perfettamente adesso e grazie tante per gli incubi.

Chi è un bravo cagnolino? No, voi no.

Ricordate: Mind the gap! Che bene che ti è andata, comunque un treno ti viene addosso.


10) La foresta è in fiamme (Bambi, 1942)

Lo so a cosa state pensando.
La mamma che muore, cacciatore cattivo, banale, già sentito… E INVECE NO!
Tutti ci ricordiamo della tristezza del piccolo cerbiatto e dimentichiamo lui… che ha compiuto la vera strage del film, divorando tutto nel proprio passaggio, distruggendo, soffocando, bloccando ogni via di fuga: L’incendio della foresta.

Un Bambi tramortito, incoraggiato a resistere dal padre cornuto e vedovo, che si trova a fuggire dalla propria casa, salvandosi in extremis grazie al disperato salto nel vuoto nelle rapide di una cascata… mentre l’incendio rosso si staglia contro il cielo coperto di fumo.

Le domande che attanagliano il povero, innocente spettatore sono terribili:
Chi sarà sopravvissuto? Chi le fiamme avranno divorato?
E il gufo? S’è salvato il gufo??
E Tippete? O Tappete? Non sarà mica diventato una bracioletta?
La prossima volta che buttate una sigaretta senza spegnerla: pensate un po’ anche a Tappete!


di Susanna e Paola

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Susanna Norbiato

Autore

"In the end, it doesn’t matter what design we choose because it’s what’s inside the machine that’s brilliant" Joe, Halt and Catch Fire