Elemento identificativo per eccellenza, la sigla è una parte integrante della serie tv al punto da renderla riconoscibile anche a chi magari il telefilm non lo segue affatto.

Ma quali e quante sono le sigle che veramente rispecchiano e riescono a raccontare attraverso poche immagini lo spirito di un’intera serie?

Dopo una lunga riflessione (nella quale ho realizzato che su 5 sigle selezionate, 4 erano della HBO), ho deciso di suddividere in due la classifica dedicando uno spazio solo alle opening delle serie di questa emittente (anche perchè davvero, ne ho lasciate fuori una marea e mi dispiaceva troppo, in questo modo ho una scusa per farne un altro!)

Piccola informazione di servizio: per motivi a me ignoti (che oscillano tra la mia incapacità e probabili blocchi posti dai canali), non sono riuscita a linkare direttamente i video delle sigle all’interno del testo. Per visualizzarli quindi (se volete) basta che clicchiate sull’immagine prima di ogni descrizione e vi si aprirà la finestra da You Tube.


1) SIX FEET UNDER

Iniziamo questo excursus con una delle sigle che ho nel cuore fin da ragazzina.

Six feet under è probabilmente una delle serie più famose dell’HBO, sicuramente una di quelle che ha avuto più risonanza (incredibile!) nel nostro paese.

Racconta, in estrema sintesi, le vicende della famiglia Fisher che gestisce un’impresa di onoranze funebri in quel di Los Angeles.

Caratterizzata da una forte componente di humor nero e da un taglio narrativo che spesso assume connotazioni surreali (i personaggi hanno conversazioni immaginarie con i defunti), è accompagnata da una sigla che ti introduce elegantemente e gradualmente all’interno di questo universo, in equilibrio tra reale e immaginario.

I temi di vita e morte (e resurrezione?) trattati nella serie, vengono illustrati attraverso immagini magnifiche, che alternano dettagli legati perlopiù a fasi di lavoro prima e dopo la sepoltura a scene che richiamano l’idea di aldilà e sovrannaturale (la barella che corre lungo il corridoio verso la luce).

Il Main title è opera del compositore Thomas Newman e la sigla è realizzata da un’idea di Danny Yount e della Digital Kitchen.


2) CARNIVàLE

Con un po’ di (s)fortuna pochissimi di voi conosceranno questa serie (forse qualche fortunato possessore di Sky On Demand l’avrà recentemente recuperata da lì).

Si tratta di una produzione HBO andata in onda (negli USA) con due stagioni tra il 2003 e il 2004 e poi brutalmente (e prevedibilmente considerato il tema trattato) cancellata.

Ambientata nell’America degli anni Trenta tra l’Oklahoma e il Texas, segue le vicende dei misteriosi artisti di un freak show (circhi con fenomeni da baraccone) itinerante e in particolare del giovane Ben, ragazzo dotato del potere di dare o togliere la vita con il solo tocco. Ben però non è l’unico tra i freaks dotato di “talenti” fuori dal comune…

Nell’opening di Carnivàle le carte dei Tarocchi sono utilizzate come “portali” che ci catapultano all’interno di alcune famose opere d’arte, quali il Giudizio Universale di Michelangelo e San Michele sconfigge Satana di Raffaello, rese dapprima tridimensionalmente e poi trasmutate in emblematiche (e indimenticabili) immagini di repertorio e film che illustrano i principali avvenimento nel mondo all’epoca. Religione, cultura e società, con i loro precetti e tabù, vengono “attraversati” (letteralmente) dall’occhio indagatore della camera e svelati nell’eterna lotta tra Bene e Male.

C’è una carta per ognuna delle diverse storyline della serie (di cui non sapremo mai purtroppo la conclusione…). Qui vi lascio il link ad un sito dedicato (nel caso siate interessati) con una spiegazione più approfondita delle singole carte mostrate e del loro significato.

Il Main Title della sigla è opera del compositore Jeff Beal.


3) GAME OF THRONES

(n.b. vi ho lasciato il link alla sigla della prima stagione)

Ehhh vabbè, avrebbe probabilmente meritato la prima posizione ma la carne è debole…

La sigla del Trono di Spade, popolarissima serie tratta dalla saga letteraria Le cronache del ghiaccio e del fuoco di G.R.R. Martin, è un gioiellino di ingegno. Opera ancora una volta di Angus Wall (quando uno è bravo, è bravo), ci propone sostanzialmente una mappa meccanizzata dei continenti (di Westers e Essos), suddivisi nei vari regni e “zone” in cui sono ambientate le vicende. Man mano che la storia procede e si aggiungono nuovi tasselli al “gioco”, la sigla si evolve, cambia, sbloccando meccanismi che svelano le nuove aree dove vedremo agire i personaggi.

Considerando che l’intera vicenda è imperniata sulle lotte per a conquista del potere sui vari territori, e ovviamente per sedere finalmente sul famoso Trono di Spade, la sigla così concepita è a dir poco geniale. 

Una curiosità interessante è che la varie parti che compongono il modellino sono state realizzate con materiali che effettivamente potevano essere reperiti in quell’area del regno (ad esempio la barriera è fatta di ghiaccio e la maggior parte della città costruite in legno sono il risultato del lavoro maestri intagliatori).

Il Main Titlefamosissimo tema della sigla (ormai riadattato in mille versioni per ogni occasione…) è opera del compositore Ramin Djawadi, autore principale dell’intera colonna sonora.


4) True Detective

Come tutti sappiamo è iniziata da poco la seconda stagione di True Detective la cui sigla, anche se improntata in modo simile, è nuova sia per la musica che per le immagini (dopotutto ha il compito di raccontare un’altra storia).

Mi sono quindi concentrata per ora solo sulla opening della prima stagione, che sicuramente è una delle migliori degli ultimi anni.

Accompagnate dalla bellissima Far from any road tratta dall’album Singing bones (2003) degli The Handsome Family, gruppo alternative country di Chicago, le immagini ci introducono ai tre protagonisti della storia; i due “true detective” Rust (Matthew MacConaughey) e Marty (Woody Harrelson) e la Louisiana, che incombe e assorbe tutti nelle sue desertiche e sterminate distese.

<<From the dusty mesa – Dalla polverosa mesa
Her looming shadow grows – La sua ombra incombente cresce
Hidden in the branches of the poison creosote – Nascosto tra i rami del velenoso creosote
She twines her spines up slowly – Si allaccia lentamente il corpetto
Towards the boiling sun – Verso il sole bollente
And when I touched her skin – E quando ho toccato la sua pelle
My fingers ran with blood – Le mie dita correvano con il sangue>>

 

(traduzione -parziale- e info gruppo da M&B music blog)

Vista quasi esclusivamente attraverso le sagome dei protagonisti, a rafforzare l’idea di compenetrazione tra questi e il territorio, la Louisiana raccontata dal testo e dalle immagini assume corpo e carattere quasi fosse un essere umano.

Ad ora mi stupisce che non sia stata scritta espressamente per la serie.


 5) True Blood

Esordisco dicendo che non sono una fan di True Blood anche se bene o male, complici le ambientazioni e la “grana” da grindhouse, ho finito per seguirlo tutto. Credo che per diversi aspetti questa serie sia stata un’occasione sprecata, che forse alla lunga ha un pò sofferto l’invasione di film e serie dedicate ai vampiri che ha caratterizzato l’ultimo decennio.

Non riesco però a rinunciare a dare alla sua sigla un (meritatissimo..? ulp) posto di questa classifica.

Al termine di questo percorso appare ovvio che l’HBO ha un particolare talento quando si tratta di raccontare in breve, attraverso musica e immagini, il sud degli States. Nel caso di True Blood si è superata.

Fin dalla prime immagini veniamo immersi nell’atmosfera mistica e decadente del Bayou, accompagnati della note di Bad Things, ormai famosissimo brano di James Everett.

Grandi case patronali e palafitte di pescatori, deliri religiosi e sessuali di ogni genere, il disprezzo verso la comunità dei vampiri che sempre più prende lo stampo di quello razziale (che per tanti anni ha segnato quella zona del paese).

Un minuto e mezzo di fascino e contraddizioni di una terra che è sempre più risorsa (apparentemente) inesauribile di materiale per autori e studiosi di tutto il mondo. 

E poi si, ormai posso dirlo non c’è più niente da nascondere: Susanna e la Louisiana, una grande love story (al punto che Band of Brothers e Sex and the City sono rimasti fuori, but I regret nothing!).


di Susanna Norbiato  


Susanna Norbiato

Autore

"In the end, it doesn’t matter what design we choose because it’s what’s inside the machine that’s brilliant" Joe, Halt and Catch Fire

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