La Ghiandaia Imitatrice torna a bruciare

Un’ambientazione post apocalittica, un’eroina che non voleva essere tale e dei giochi crudeli organizzati per soggiogare la mente delle persone. Questi sono gli ingredienti che hanno reso Hunger Games quel tripudio di successo e meraviglia che tutti conoscono. A pochi giorni dal debutto de Il canto della rivolta Parte 1 al cinema, è arrivata l’ora anche per noi di Fanheart3 di parlare di questo straordinario successo editoriale e cinematografico.

Il mondo non è più come siamo abituati a conoscerlo, le nazioni sono divise e un grande cataclisma ha cambiato in maniera permanente la conformazione geografica dei continenti; la nostra storia inizia in Nord America, che nel romanzo è conosciuto come Panem, suddiviso in vari distretti caratterizzati da diversi prodotti (miniere, agricoltura, pesca, legna). La nostra protagonista abita nel 12°, l’ultimo e uno dei più poveri insieme all’11° e al 10°.
Dopo una grande sommossa contro il governo centrale (Capitol City), l’intero 13° distretto venne raso al suolo e vennero istituiti gli Hunger Games, un monito per gli abitanti, perchè nessuno poteva soverchiare il potere di Capitol e del Presidente.

Katniss è una ragazza costretta a crescere in fretta, un po’ come tutti i bambini presenti nei distretti, dal momento che la scelta dei partecipanti ai Giochi ricade proprio su ragazzi dagli 11 ai 18 anni. Il giorno della “Mietitura” (in cui vengono scelti i due tributi, un maschio e una femmina, partecipanti ai Giochi) arriva e il suo peggiore incubo si avvera: viene sorteggiata sua sorella minore.
Katniss decide di sacrificarsi e andare come volontaria al posto suo.

I Giochi sono un’aberrante insieme di sfide di sopravvivenza nella natura selvaggia, con trappole e insidie degne dei migliori torturatori. Lo spettatore inorridisce a pensare che siano dei ragazzini a dover affrontare tutto ciò e che solo uno possa essere il vincitore.
Nel primo episodio della saga Katniss riesce a spezzare questa spirale maledetta e dopo 74 anni vi sono due vincitori, lei e il suo compagno Peeta, anche lui dal distretto 12.

Da quel momento lei diventa la ghiandaia imitatrice. Una spilla, segno di fortuna e buon auspicio conflagra in un falò di speranza e insurrezione verso una Capitol fascista e crudele.

Moltissimi sono i riferimenti alla società odierna, come l’attrazione per quelli che chiamiamo reality show (che di reale hanno ben poco) o la fascinazione morbosa per le notizie di guerra, così distanti da noi eppure per certi versi così vicine.

Il secondo libro non è meno doloroso e catastrofico del primo. Viene indetta una speciale edizione dei Giochi (come da tradizione ogni 25 anni passati dall’insurrezione), denominata Quarter Quell, durante la quale vigono speciali regole scritte 75 anni prima dagli ideatori dei Giochi, se possibile ancora più crudeli. Per proclamare l’indiscussa superiorità di Capitol persino sui vincitori, i partecipanti verranno dunque estratti tra i vincitori ancora in vita.

Lo stile narrativo è semplice e fluido, caratteristica talvolta fondamentale per riuscire a catturare il lettore sin dall’inizio. I film però non sono di certo da meno: sebbene la narrazione in essi sia in prima persona, l’adattamento è perfetto, permettendo dunque allo spettatore di vivere in maniera diretta e genuina tutte le emozioni e le scelte che la protagonista è costretta a fare per salvare se stessa, il ragazzo che si accorgerà di amare e la propria famiglia, senza scatenare una guerra.

Vediamo la gente e il paesaggio che circondano Katniss attraverso i suoi occhi, imparando a conoscere sia lei che le persone che ha a cuore. Sebbene ciò possa essere sintomo di una caratterizzazione povera dei personaggi secondari, nel libro questi ultimi sono al contrario ben definiti e sviluppati in maniera graduale attraverso tutti e tre i capitoli della saga [sempre troppo pochi!], mantenendone tutti i tratti essenziali con la trasposizione cinematografica.

Questa saga è poi dotata di un ricco sottotesto legato al mondo della natura e alla storia romana grazie ad un sapiente uso dei nomi propri (da notare come tutti i nomi relativi a Capitol e tutte le persone ad esso legate abbiano nomi romani famosi, come Cressida, Castore e Polluce), i quali riescono a legare ancora di più la saga alla nostra storia personale, regalandoci quindi un macabro ma interessante sguardo ad un “possibile” futuro. Sfruttando anche i molteplici richiami ad un classico come Battle Royale, Suzanne Collins è riuscita a produrre uno young adult intriso di riflessioni sulla morale, sui legami e che risponde alla domanda “fin dove un essere umano può spingersi per sopravvivere o proteggere le persone che ama”, un libro che ha coinvolto non solo i giovani ma anche moltissimi adulti.

Il fandom che si è creato attorno a questa saga è composto da persone che, in un modo o nell’altro, si identificano nella storia di Katniss, nelle difficoltà che ha dovuto affrontare nell’arena o nei dubbi che ha verso i veri sentimenti che prova. Tutte queste emozioni vengono quasi trasfigurate sulla vita di tutti i giorni, creando dei simboli con cui riconoscersi per trovare altri “tributi” con cui condividere la passione per il libro e, perché no, affrontare le difficoltà della vita.

Ma dove eravamo rimasti con la storia di Katniss?

Gli sforzi fatti nel secondo capitolo si riveleranno però vani. L’ultimo film ci aveva lasciati con il fiato sospeso, con una Katniss ancora una volta sopravvissuta grazie ad un incursione organizzata alle sue spalle e con l’aiuto di altri tributi all’interno dell’arena, i “buoni” che si sono radunati sotto il segno della Ghiandaia per cercare di mettere fine alla follia della capitale.
Riuscirà Katniss a salvare la sua famiglia, Peeta e tutti i distretti senza perire sotto le grinfie del malvagio Presidente Snow?

Lo scorprirete solo al cinema, dove tutti sosterremo la Ghiandaia e grideremo:

“Se noi bruciamo, voi brucerete con noi!”


Sara

Relazioni pubbliche, social manager, autrice.

"Love makes monsters of us all." - Crimson Peak (2015)