Venezia 71, Daily 9 e 10 – “Sono felice di essere con te, Samvise Gamgee, qui alla fine di ogni cosa”

Ed eccoci giunti alla conclusione di questo Festival, con due giorni di ritardo e tanta nostalgia.

Ogni anno è una sofferenza rientrare in terra natia dopo dieci giorni passati a inseguire vips vedere film e la situazione è aggravata dalle notizie che continuano ad arrivarci dall’odioso Festival di Toronto, dove sono andate tutte le nostre star del cuore, tradendo ignobilmente la nostra splendida Mostra italiana.

Quindi, con il cuore spezzato e un conto alla rovescia per Venezia 72 già in testa, vi aggiorniamo sulle ultime due giornate – giorno 9 e giorno 10 – trascorse al Lido e sui momenti che le qui presenti conserveranno nell’animo nei secoli a venire.

Eravamo rimasti ad Anton Yelchin, Tim Roth e Willem Dafoe che interpretavano una commedia dell’assurdo in quel dell’Excelsior.

Il venerdì comincia su questa scia con la presenza fra noi dell’unico e vero sponsor di Venezia: il re dei selfie James Franco.

C’è un segreto su James Franco che vogliamo condvidere con voi: per il mondo esterno James è la celebrità per eccellenza… bel ragazzo, attore di film più o meno conosciuti e più o meno blockbuster, famoso anche fra chi non sa chi è Willem Dafoe (!!!), social network costantemente aggiornati e fangirlismo a manetta intorno a lui.

Dopo tre anni consecutivi di James Franco al Festival, possiamo dirvi che la nostra visione del personaggio è leggermente diversa e che più che la star da red carpet, James è diventato per noi mascotte e fratello minore.

Ma quel genere di fratello minore.

Quello a cui dite “Ooooh, tesoro, è un bellissimo film” mentre dentro di voi pensate “Santo cielo… non posso dirglielo che è una cosa raccapricciante… piccolo lui, ne soffrirebbe troppo”.

Anche vederlo apparire quest’anno rapato e con un finto tatuaggio sul cranio rappresentante lui e Scott Haze personaggi non ben identificati, nel tentativo di mostrare alla gente che è un adulto serio, alternativo e maturo, non riesce a farci dimenticare che lui è il nostro bambino e che l’abbiamo visto crescere.

E se aveste goduto della visione di “Sal” anche voi e ne foste sopravvissuti per raccontarlo… beh, capireste di cosa stiamo parlando.

(peocco = pelato)

Detto ciò, dunque,  confessiamo che il nostro obiettivo primario della giornata non era dunque James, ma il suo protégé e apparentemente miglior amico Scott Haze, che già nei giorni precedenti ci aveva favorito dei tweet così, a caso, e che, signori, se non lo conoscete… beh, sarebbe meglio che vi informaste in merito.

Forniamo foto esplicative.

La sua performance in ‘Child of God’ dell’anno scorso, necrofilia a parte, aveva già attirato la nostra attenzione, ma dopo aver visto ‘The Sound and the Fury’ quest’anno, stiamo seriamente meditando di farci t-shirt con il suo nome stampato a caratteri cubitali. Perché l’uomo è bravo, inquietante al punto giusto, potente nella sua violenza e grazie al cielo non ci ricorda Simple Jack. Che  è molto di più di ciò che si può dire di James Franco, purtroppo.

In effetti, per un film fuori concorso alla Mostra (parliamo della Mostra del Cinema di Venezia, ok? Una Mostra in cui un film finisce bene quando un personaggio su sei, in un film, non muore soffrendo le pene dell’inferno), dovrebbe far pensare il fatto che il primo commento che ci venga offerto a riguardo sia “La prima mezz’ora mi ha ricordato Tropic Thunder”.

A consolarci da tutto ciò, comunque, arriva un momento epocale per la storia di tutti i fans e della Mostra. Felici al tappeto rosso, in attesa di vedere sfilare Ethan Hawke, January Jones e la figlia di Lenny Kravitz, ecco che si aprono le acque e vediamo apparire un volto famigliare e assolutamente inaspettato. E’ lui? Non è lui? “Michael”, sussurriamo… ed improvvisamente è ovazione. E mentre tutti urlano “MICHAEL BOLTON!”, noi sbraitiamo “JACK SPARROW!!!!!”, consapevoli che le persone accanto a noi ci penseranno completamente impazziti. Ma non lo siamo. Non completamente, per lo meno. E le prove si trovano in questo meraviglioso video dei Lonely Island, che raccomandiamo di cuore per i momenti bui.

Probabilmente unica cosa lieta da ricordare in relazione al film ‘Good Kill’, che abbiamo visto il giorno seguente e che ci ha ispirato i più alti propositi rivoluzionari contro regista ed interpreti (soprattutto femminili).

Ed arriviamo alla chiusura della Mostra. Non vi tedieremo, in questa sede, raccontandovi i momenti in panciolle all’Excelsior, né il film ‘Messi’ che a sorpresa si è rivelato più interessante del previsto, se forse un po’ troppo lungo.

Piuttosto vi conduciamo direttamente al momento delle premiazioni finali, uno di quelli che in genere attendiamo di più: non tanto per conoscere i vincitori, quanto per osservare le risposte dei giornalisti in sala stampa all’annuncio dei singoli premi.

Ed anche quest’anno non siamo rimaste deluse. No, non nel senso che volevamo vincitori quegli specifici film, ma nel senso che da una Mostra come quella di Venezia non ci si può aspettare nulla di diverso.

Birdman? Troppo americano.

Viggo Mortensen? Troppo bello.

Reality? Troppo da psicologi.

Siamo a Venezia, quindi le regole sono: premiamo almeno un film italiano e premiamo la cosa più insopportabilmente filosofica/intellettualoide della storia umana, quella che non verrà mai distribuita se non sotto tortura, ma forse anche no*.

Di conseguenza, Coppa Volpi maschile e femminile agli interpreti di ‘Hungry Hearts’, storia allegrissima su mamma psicotica che cerca di far morire di fame la figlia. E quale interprete meglio adatto per il ruolo di Alba “santo-cielo-ma-le-è-appena-morto-il-gatto” Rohrwacher? Davvero, capiamo i numerosi fan dell’attrice – o meglio, simpatizziamo con loro – ma quando sentite una persona parlare in quel modo dopo aver appena ricevuto un premio di tale rilievo, emozione o che, non potete non meditare seriamente il lancio dal balcone (vostro o suo, a seconda della vostra personalità).  Video: minuto 13.20 se volete condividere con noi l’esperienza.

Il momento migliore delle premiazioni, comunque, è stato sicuramente l’intervento di Tim Roth alla premiazione di ‘The Look of Silence’ (minuto 14.57 del video sopra citato).

“Tim Roth”, o “L’importanza del linguaggio non verbale”

Prendendo inaspettatamente la parola, ha reso, a nostro parere, abbastanza palese il suo essere in disaccordo con le decisioni della giuria, nonché il suo rispetto assoluto per questo documentario bellissimo e terribile che consigliamo di cuore a tutti voi.

Paradossalmente, una delle cose che più ci ha colpito, al di là dell’ilarità degli assassini, delle parole strazianti della madre, dello sguardo allibito e perso del “protagonista” (e delle sue lacrime in Sala Grande), è stato l’infinito elenco di “Anonymous” fra le persone che hanno lavorato alla pellicola, riportato nei titoli di coda. Qualche volta il cinema permette di scoprire certe cose… ed è uno dei motivi per cui lo amiamo tanto.

Uno dei motivi per cui lo amiamo un po’ meno è il fatto che alle volte ci offre invece storie più o meno stimolanti legate a dei piccioni che poi finiscono per portarsi a casa Leoni D’Oro e altre cose simili.

D’altronde, se un film su un piccione doveva mai vincere nella storia il premio maggiore ad un festival, non poteva non accadere a Venezia. Piazza San Marco ringrazia.

Venezia 71 se ne va lentamente, adesso, ed inizia già l’attesa per Venezia 72.

Ricordiamo, al termine di questi daily, i momenti più belli…

Un Tim Roth che gesticola animatamente con gli altri giurati in terrazza (fonti non ben verificate affermano che stesse mimando il volo di un piccione…)…

Gli accreditati rinchiusi in Sala Grande causa tempesta, mentre potenziali squali volanti cercano di convincerci ad uscire…

Barbera che anche se ci ha tolto le proiezioni di mezzanotte rimane il nostro supereroe perché continua a fare del suo meglio…

Gli scantinati in cui gli austriaci sembrano fare cose innominabili (c’era davvero un film sull’argomento)…

Stellan Skarsgård che ci spezza il cuore in Nymphomaniac… e i Martini gratis… e Anton Yelchin che sta probabilmente ancora vagando per la hall dell’Excelsior.

Al prossimo anno, dunque… sperando che Toronto non continui a rovinarci i giochi.

 

 

*chi scrive confessa di riportare i commenti delle colleghe, non avendo personalmente visto il film in oggetto che magari finirà per piacerle anche più di quanto le piace Malick.


(Articolo by Agnese e Mr Pigeon, foto piccione e Michael Bolton by Agnese; per le altre vedere link. Si ringraziano tutte le persone che hanno aiutato a fare i daily e hanno sopportato la nostra presenza a Venezia. Un ringraziamento particolare a James Franco che ha allietato i nostri giorni – un po’ ti vogliamo bene, James… – e a Viggo che ha allietato la nostra fantasia)


Agnese

Presidente, autrice.

"The only way to be happy is to love. Unless you love, your life will flash by" The Tree of Life, 2011

1 COMMENT
  • I momenti migliori degli #Oscars2015 | fanheart

    […] fatto esultare sul divano e il momento avrebbe potuto essere più bello solamente se Tim Roth (che, come già esposto nelle nostre teorie, si era estraniato dalle decisioni dei del resto della giuria al festival sopra menzionato) avesse […]

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