Locandina ufficiale

“Please don’t be charmed: he’s not a loveable rogue”. E’ questo l’avvertimento che salta subito all’occhio appena usciti dalla fermata della metropolitana di Leicester Square e che, dall’alto della facciata del Wyndham’s Theatre di Londra (proprio a pochi passi dal quartiere di Soho), silenziosamente osserva i passanti, quasi sfidandoli a comprare un biglietto per Don Juan in Soho, anche soltanto per poter esprimere un giudizio in prima persona sul protagonista. Che, oltre a essere il “Dom Juan” di Molière in persona, in questa rivisitazione contemporanea ha anche il volto di David Tennant.
Per citare Barney di How I Met Your Mother, … “sfida accettata”.

Wyndham’s Theatre, Londra (foto di Serena)

Devo ammettere che la mia recensione non sarà del tutto obiettiva: è da anni che seguo con grande ammirazione il regista Patrick Marber, che, oltre ad avere scritto e diretto Don Juan in Soho, è anche la mente da cui è nata “Closer”, un’opera teatrale inglese che parla della complessità dell’amore e delle relazioni interpersonali in un modo geniale, onesto, intimo e inversamente proporzionale alla mediocrità dell’omonimo film del 2004. Per darvi un’idea di quanto io sia “fan” di quest’uomo (so che voi lettori di fanheart3 mi capirete), vi dico solo che me lo sono trovato a teatro, seduto dietro di me, e che, quando mi sono girata per chiedergli l’autografo, ho aperto la bocca e quello che è uscito è stato: “I like the way you see the world”. E qui mi fermo per mantenere almeno un minimo di credibilità.

Vi parlo invece di quello che rende ancora più efficace questa versione di Don Juan in Soho (che già a Dicembre 2006 era stato diretto da Michael Grandage e messo in scena alla Donmar Warehouse). Non sto parlando solo di Patrick Marber, che questa volta ne è anche il regista, o del momento storico post-Brexit che stiamo vivendo che rende i dialoghi ancora più attuali. Sto parlando soprattutto di un David Tennant ipnotico e accattivante, al massimo della forma, e da cui è letteralmente impossibile staccare gli occhi di dosso.

foto di Helen Maybanks, WhatsonStage

In Don Juan in Soho, Patrick Marber ci mostra gli ultimi giorni di un Don Juan cinico, disilluso, narcisista, perfido, perverso, egocentrico fino all’esasperazione. Le prime indicazioni sul carattere del protagonista sono fornite, ancora prima del suo (solenne) ingresso sul palco, dal maggiordomo Stan, la cui unica descrizione nelle didascalie del testo teatrale consiste in “still young enough to have hope” (= “abbastanza giovane da avere ancora speranza”) e che, grazie all’ eccellente interpretazione di Adrian Scarborough, assume a tutti gli effetti il ruolo di una spalla comica per il protagonista, anche in momenti così assurdi e surreali da ricordare Aspettando Godot. Stan usa parole forti come “he’d do it with anything – a hole in the ozone layer” e “he hurts people, enjoys it – seeks it”. Quando finalmente iniziamo a conoscere il personaggio scopriamo che queste parole sono vere, perchè questo Don Juan è chiaramente incapace di provare qualsiasi tipo di senso di colpa. Agisce in maniera completamente disinteressata, senza assumersi responsabilità, e lo osserviamo mentre seduce donne (e uomini), compie atti osceni in pubblico, sfoggia un vocabolario forbito quanto volgare, istiga alla violenza e si spaccia per ciò che non è (dottore compreso!).

foto di Helen Maybanks, WhatsonStage

foto di Helen Maybanks, WhatsonStage

Allo stesso modo, mentre lo osserviamo ipnotizzati anche nei momenti più surreali (in cui flirta con il maggiordomo, si improvvisa in duetti o parla con le statue sotto l’influenza di stupefacenti), ci rendiamo conto piano piano che è riuscito a sedurre anche noi. Perchè oltre ad essere terrificante, instabile e pericoloso, è anche provvisto di una razionalità e di un’integrità fuori dal comune. E il pubblico non può astenersi dal vedere il mondo attraverso i suoi occhi e dall’essere d’accordo con lui quando si lancia in monologhi intelligenti, di un’onestà disarmente e che denunciano senza filtri l’ipocrisia del mondo che ci circonda, e ci rendiamo conto che questo Don Juan non è uno stupido. Al contrario, quest’uomo sociopatico, egoista e crudele è, usando proprio le parole di Stan, il “mostro moderno” – il prodotto perfetto della nostra società.

foto di Helen Maybanks, WhatsonStage

E’ proprio questo il punto di forza di Don Juan in Soho: lo spettacolo è un vero e proprio viaggio, e alla fine di queste due ore se ne esce cambiati. Preparatevi a momenti di comicità inaspettati e esilaranti, intervallati da brevi (ma incisivi) momenti di riflessione e poi ancora da altre risate. Ogni tanto, fra una risata e l’altra, guardando e ascoltando attentamente, trapela il vero Don Juan, privato di ogni maschera e con un messaggio forte, chiaro e spaventosamente accurato.

foto di Helen Maybanks, WhatsonStage

Ma questo lo lascio decidere a voi, e mi limito a consigliarvi di andare a vedere lo spettacolo, che sarà al Wyndham’s Theatre di Londra fino al 10 giugno. Qui potete comprare i biglietti, e ogni giorno alle 10:00 ne vengono messi in vendita altri per il giorno stesso a soli £20. E se poi vi venisse voglia di passare dalla Stage Door dietro al teatro prima di tornare a casa, potreste anche avere l’occasione di fare qualche incontro inaspettato 😉 .

David Tennant incontra i fan dopo lo spettacolo (foto di Serena).

foto di Serena


di Serena Seghedoni

 

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Categorie: AttoriEventi

Serena

Autrice.

"Sometimes I've believed as many as six impossible things before breakfast" Alice In Wonderland