364 giorni fa, il 17 novembre 2013, andava in onda sulla FOX il primo episodio della nuova serie di fantascienza/poliziesca Almost Human.

Creata da J. H. Wyman, il telefilm è ambientato nel 2048 e ha per protagonisti il detective John Kennex e il suo partner androide Dorian, l’unico fra gli androidi usati dalla polizia ad essere dotato di un’anima sintetica, che gli dà la possibilità di provare sentimenti ed agire in maniera simile ad un essere umano.

Nei suoi tredici episodi, la serie solleva interrogativi non solo legati alla storia ma anche e soprattutto di tipo etico/morale con il principale, che sottende all’intera stagione, riassumibile nella domanda “Che cosa rende un essere umano tale?

La notizia della sua cancellazione è arrivata il 29 aprile 2014 ai fan non da una dichiarazione ufficiale della FOX ma tramite le parole di una giornalista che ha dedicato un articolo a questa esclusiva (link).

La FOX, mostrando una totale di mancanza di rispetto nei confronti del fanbase e del cast – per lo meno del cast secondario, che al pari dei fan non aveva ricevuto notizie in merito (è possibile visitare le pagine Facebook e Twitter di alcuni degli attori per trovare prova della cosa) non ha confermato né smentito le voci per mesi, limitandosi a fornire un video contentino dedicato ai fan alcune settimane dopo la notizia, scelta che ha causato ancora più rabbia fra le file di appassionati al telefilm, al punto da non essere più disponibile pubblicamente online sul canale della FOX (fonte).

In questo anno il fandom di Almost Human è nato, cresciuto, si è evoluto. Contando fra le sue file fans legati soprattutto (ma non esclusivamente) all’universo delle science fiction, ha avuto il vantaggio – e la sfortuna – di non essere nuovo al “dramma della cancellazione”: molti fan che lo compongono, infatti, sono reduci del mancato rinnovo di Firefly o sono a conoscenza del fatto che Star Trek stessa è stata a rischio cancellazione  all’origine della sua storia. Non sorprende dunque che siano tuttora in atto azioni per il rinnovo della serie o la sua trasformazione in film.

Con questo articolo, che per comodità divideremo in due parti, faremo un viaggio attraverso il prima, durante e dopo Almost Human, aiutati dalle parole di due fan che hanno collaborato a mantenere vivo il fandom con le loro produzioni artistiche.

Due note, dunque, sulle nostre intervistate:

jjjat3am è scrittrice di fanfiction. Sul suo account AO3 ha all’attivo 8 storie dedicate ad Almost Human che raccolgono un totale di più di 2.000 kudos (ovvero “praise given for achievement”). La sua fanfiction The Wooing of the Robot Girlfriend rientra fra le 15 a più alto numero di kudos nella pagina di AO3 su Almost Human.

thenizu è fanartist. Fra le sue creazioni, che potete ammirare nella sua pagina deviantart, troverete anche alcune famose fanart dedicate a Sherlock e Benedict Cumberbatch che vanno a ruba fra i fan della serie, oltre ovviamente ai suoi bellissimi lavori su Almost Human, tra cui i poster per la campagna #SaveAlmostHuman (che riporteremo anche più avanti nel presente articolo) e questa splendida immagine di Dorian:

Infine, una nota importante: le immagini della sezione “Perchè Almost Human” provengono dal blog Almost Human Confessions (link). Si ringrazia l’autrice per averle rese disponibili per questo articolo. .


PRIMA DI ALMOST HUMAN

Perchè hai iniziato a guardare Almost Human?

jjjat3am (J.): All’epoca ero fortemente inserita nel fandom di Star Trek ed Almost Human si presentava come un telefilm di fantascienza e aveva come protagonista Karl Urban!

thenizu (T.): Il perchè, nel mio caso, è molto semplice: ROBOT. Provo un amore smodato per tutto ciò che riguarda esseri che NON DOVREBBERO provare sentimenti ma che per un motivo o per l’altro finiscono per dimostrarsi più profondamente umani dei loro creatori. Sono cresciuta con AI Intelligenza Artificiale, Blade Runner, Corto Circuito, L’Uomo Bicentenario, Il Gigante di Ferro… insomma, bots with a bleeding heart are my weakness.

Almost Human, già prima di andare in onda, aveva tutte le potenzialità per attirare una vasta schiera di fan di varia provenienza. Olte ad essere una serie con elementi di fantascienza ancor più che polizieschi, e richiamare alla mente diversi aspetti provenienti direttamente da Fringe (il telefilm contiene effettivamente chiari riferimenti a questa serie), poteva contare sulla presenza di un attore, Karl Urban, conosciuto dalle varie comunità di fans online per la sua partecipazione a diversi prodotti rilevanti nel “settore”, Dredd e Star Trek in particolare.

L’attore coprotagonista, Michael Ealy, aveva invece forse un nome meno conosciuto ai più, ma il suo ruolo nel telefilm prometteva bene: l’idea di un androide con l’anima non poteva non richiamare alla mente la bellissima figura di R. Daneel Olivaw del Ciclo dei Robot di Asimov, così come la promessa del tipo di interazione fra lui e John Kennex, come mostrata nel trailer, non poteva non ricordare quella fra lui e Elijah Baley, protagonista dei libri suddetti.

Ed infatti a 24 ore dalla messa in onda del pilot di Almost Human, su AO3 erano disponibili già 23 storie, di cui 19 pubblicate addirittura prima dell’uscita dell’episodio (dati ricavati il 19 novembre 2013). In un giorno il numero era salito ulteriormente:


PERCHE’ ALMOST HUMAN

Che aspetti del telefilm ti hanno fatto “restare”?

J.: Il telefilm mi ha catturato dal primo episodio. Ho amato com’era costruito il mondo, quanto incredibile fosse Dorian e il modo in cui interagiva con John.

T.: In Almost Human ho trovato personaggi interessanti, una trama che ti coinvolge, nonostante non abbiamo avuto modo di scavare più profondamente, e tematiche importanti.

Ci sono diversi elementi che hanno permesso alla serie di radicarsi così velocemente e profondamente nel cuore del fandom.

Abbiamo in primo luogo la costruzione del mondo in cui la serie è ambientata. Il 2048 è una realtà futura, ma non così futura: molte delle scoperte tecnologiche menzionate nella serie sono l’evoluzione di strumenti attualmente usati o esistenti:  la realtà presentata non è dunque fantastica o utopica, ma concretamente realizzabile.

Il secondo punto vincente della serie è Dorian.

Dorian – conosciuto anche come “our precious ball of sunshine” – è il personaggio perfetto, per storia, costruzione ed estetica. Dotato di rari occhi azzurri che hanno sconvolto i più, è un personaggio sensibile, coraggioso, vulnerabile, innocente e sarcastico e l’insieme di questi elementi fa sì che un robot risulti più umano dei suoi colleghi umani, causando quel classico “mindblown” che tanto attira i favori dei fan di tutto il mondo.

Il terzo aspetto è la relazione fra John e Dorian. Che si guardi la cosa dal punto di vista “gen” o dal punto di vista “slash”, risulta comunque evidente l’intensità del rapporto che viene a crearsi fra i due. Il tutto condito con una buona dose di “sass” (impertinenza), sentimento ed ironia… ed un’auto pronta ad ospitare le scene migliori.

Abbiamo infine altri tre aspetti che vale la pena di citare.

In primo luogo i personaggi secondari.

Il realismo della serie, mostrato nella costruzione del mondo e nelle innovazioni tecnologiche, si riflette anche sui personaggi secondari, rendendoli credibili e conseguentemente causando moti di affetto spesso inaspettati da parte dei fan. Non parliamo solamente dei personaggi secondari “principali” (l’esempio fra tutti è rappresentato da Richard Paul, inizialmente controparte antipatica e apparentemente stereotipata di John Kennex, poi divenuto un fan-favourite, umano, onesto e coerente nei suoi comportamenti). Parliamo anche delle guest star dei singoli episodi, che hanno storie e personalità che sorprendono e coinvolgono lo spettatore in maniera molto forte e assolutamente inusuale per una serie televisiva (una menzione a parte meriterano poi gli MX ed in particolare uno degli attori che li interpretano, Darren E. Scott, che nei mesi in cui la serie è andata in onda e ancora di più dopo la sua cancellazione ha dimostrato il suo attaccamento e rispetto nei confronti di un fandom abbandonato a se stesso, tramite i continui interventi su twitter e la disponibilità a rispondere alle richieste dei fan).

Non si può poi non nominare la trama: nonostante il format apparente di “stand alone episodes”, permangono elementi sottostanti che collegano tutta la prima serie e che si sono un po’ persi a causa dell’errata programmazione fatta dalla FOX (che ha invertito l’ordine degli episodi, come già accaduto con altri suoi serial mandati in onda nel passato, Firefly in primis). Eppure “what’s over the wall” rimane ad oggi uno dei misteri più intriganti della televisione… al quale speriamo prima o poi i fan diano risposta.

Un ultimo elemento sono le questioni etiche e morali sollevate dalla serie, che personalmente ho trovato uno dei suoi aspetti migliori. Almost Human riflette su cosa ci aspetta nel futuro sia in senso buono che in senso negativo. Si chiede dove porterà la tecnologia senza identificarla come il mostro, ma anche invitando a prestare attenzione. E soprattutto incoraggia ad andare oltre l’apparenza… idea e visione che viene trasmessa nel titolo stesso, Almost Human (il cui significato va oltre quello più ovvio) e che emerge con forza in episodi come “Beholder”.


l’articolo continua qui.


Agnese

Presidente, autrice.

"The only way to be happy is to love. Unless you love, your life will flash by" The Tree of Life, 2011

1 commento

Un anno di Almost Human fra interviste e immagini | fanheart · 16 novembre 2014 alle 22:12

[…] da qui. Note dell’autore alla […]

I commenti sono chiusi.

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